In 151mila in terapia intensiva? Secondo uno studio si tratta di calcoli sbagliati ma l'Iss conferma
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In 151mila in terapia intensiva? Secondo uno studio si tratta di calcoli sbagliati ma l'Iss conferma

Secondo un'analisi della holding Carisma, assunzioni incompatibili avrebbero portato a un'incongruenza evidente.

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30 Aprile 2020 - 09.41


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Lo studio con le previsioni sulla curva epidemiologica in base alle varie riaperture, fornito al Governo per la fase 2, ”è basato sui dati, non ci sono errori”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro. “Qualcuno ha detto che abbiamo sbagliato i conti, ma sono giusti – ha spiegato Stefano Merler della Fondazione Kessler, che ha collaborato all’elaborazione dei dati – Chi ha criticato ha fatto un calcolo sul rapporto terapie intensive/infezioni, ma si dimenticano dei decessi per Covid che non sono entrati in terapia intensiva. Il conto giusto è 3-400 in terapia intensiva in quel periodo più i decessi, uguale 13.000, non 1.300 come ha calcolato chi critica lo studio. E sappiamo inoltre che i positivi reali rispetto a quelli noti sono 10-20 volte tanto”.

“Siamo stati criticati – ha osservato Merler – e qualcuno ha detto che abbiamo sbagliato conti: ma ad oggi si può essere infettato il 3-4% della popolazione, cioè 4 milioni, quindi i positivi in grado di trasmettere l’infezione devono essere moltiplicati per 10 o 20, sono numeri molto più grandi”.

In mattinata erano stati pubblicati i dubbi sollevati da un’analisi fatta dalla holding Carisma  – pubblicata da Linkiesta  – permangono. La materia del contendere è come sono stati fatti i calcoli alla base del documento allarmante del Comitato tecnico scientifico, quello che avrebbe frenato la fase 2 ipotizzando il rischio di 151mila pazienti in terapia intensiva nel caso di una ripartenza totale.

Il punto è che sembrerebbero esserci delle assunzioni incompatibili, con una contraddizione tra tassi di mancata diagnosi e i rischi di ricovero. Da questa confusione originerebbe un dato palesemente errato: quello per cui in Italia ci sarebbero 150 milioni di cittadini con età superiore ai 20 anni (oltre 100 milioni in più rispetto alla popolazione reale).

Oggi lo scenario peggiore – quello appunto dei 151mila pazienti in terapia intensiva – è stato smontato dal direttore dell’Istituto Mario Negri Giuseppe Remuzzi, che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto: “Se prevedi che tutto, ma proprio tutto vada male, si avrà un numero importante. Ma non quello, al quale si arriva solo sovrastimando in modo abnorme la popolazione anziana in Italia”.

Così com’è, il documento non spiega mai come si arriva alle stime finali, uniformando previsioni fatte per la Lombardia all’intero Paese.

Alla base ci sarebbe un problema di natura statistico-matematica. In particolare, è stato notato come in una parte del documento siano stato usati degli indici per descrivere la letalità e l’incidenza di ricoveri in terapia intensiva registrati in Lombardia, mentre nei calcoli degli effetti della ripartenza siano stati usati indici dieci volti più elevati. Infatti, considerando il picco di ricoveri in terapia intensiva nella sola Lombardia, 1381, il CTS ha calcolato un’incidenza tra casi di terapia intensiva e infezione pari a 0,1%. Nei grafici successivi, invece la stessa incidenza oscilla tra 1% e 6%, una stima che – anche considerando che al momento del picco in Lombardia sarebbe servito un maggior numero di posti in terapia intensiva – risulterebbe essere sei volte superiore di quella precedente. E’ così che si arriva all’incongruenza più evidente, quella per cui in Italia ci sarebbero 150 milioni di cittadini con età superiore ai 20 anni, come spiega Linkiesta:

Applicando l’incidenza della terapia intensiva calcolata sulla Lombardia, si arriverebbe quindi a sostenere che esisterebbero in Italia 150 milioni di cittadini con età superiore ai 20 anni, perché come noto sotto questa età l’incidenza della terapia intensiva è trascurabile. Ci sarebbero insomma oltre 100 milioni di connazionali circa in più di quelli reali.

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