Dalla Piazza All'Assemblea: Go, Elly Shlein, go!
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Dalla Piazza All'Assemblea: Go, Elly Shlein, go!

Contenuti che hanno un filo rosso che li tiene insieme. Il filo della radicalità. Lo stesso che si era dispiegato nella manifestazione della Cgil, sabato scorso a Roma.

Dalla Piazza All'Assemblea: Go, Elly Shlein, go!
Elly Schlein
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

19 Ottobre 2026 - 14.49


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Dalla Piazza all’Assemblea. Dal cuore di Roma all’avveniristica struttura dell’Eur che domenica ha ospitato l’Assemblea nazionale del Partito democratico. La stampa mainstream, quella che di visioni e programmi se ne frega, chi più, chi meno, ha, come il suo solito, guardato il “dito” tralasciando, stoltamente, la “luna”. Il “dito” mediatico è la candidatura di Elly Schlein a Palazzo Chigi, rivendicata con orgoglio e determinazione dalla quarantenne leader Dem. La “luna”, quella che a noi di Globalist, più interessa, è la visione, le priorità, i contenuti su cui Elly Schlein ha insistito nella sua relazione di investitura. Contenuti che hanno un filo rosso che li tiene insieme. Il filo della radicalità. Lo stesso che si era dispiegato nella manifestazione della Cgil, sabato scorso a Roma.

Radicalità. Parola nobile, che contiene in sé una visione del presente; l’elemento identitario di una sinistra che ha l’ambizione di andare al governo non per occupare poltrone ma per fare del governo la levo del cambiamento. Un cambiamento radicale. Quello che Elly Schlein ha provato, in buona parte riuscendovi, a declinare nei suoi anni di segreteria. Lo ha fatto contro lo scetticismo manifesto della stampa mainstream; schivando il “fuoco amico” e quell’establishment che vede come fumo negli occhi l’ingresso a Palazzo Chigi di una leader di sinistra. Di una sinistra non annacquata. Giustamente, nella sua relazione, Schlein ha rimarcato un risultato niente affatto scontato il giorno in cui, grazie al voto delle primarie, ha assunto la guida di un Partito ferito, sconfitto, depresso. 

Quel partito Elly lo ha risollevato, ha ridato entusiasmo e orgoglio a iscritti e militanti. Ha ricostruito una” relazione sentimentale” con il popolo di sinistra, che nel tempo si era consumata. 

Lo ha fatto emozionando. Si, emozionando. Ha detto bene Elly: per costruire un legame durevole, per riuscire a conquistare le giovani generazioni, prim’ancora che al cervello devi saper raggiungere il loro cuore. Emozionare: che vuol dire suscitare sogni, esaltare il valore dell’utopia, sapere coniugare idealità e concretezza. E scegliere con coerenza da che parte stare. E dire ciò che si pensa e fare ciò che si dice. È tanta roba di questi tempi.

Tempi nei quali la radicalità non deve essere lasciata nelle mani della destra: in Italia, in Francia, in Germania, in Spagna, Paesi a noi vicini che vivono una stagione di lotte e di piazze infiammate da una rivolta sociale segno di un malessere esistenziale, prim’ancora che materiale, che si fa sempre più esteso e dirompente. La destra ha bisogno di nemici verso cui orientare questa rabbia. E quei nemici li sceglie tra le fasce più deboli, marginalizzate della società, costruendo attorno ad essi una narrazione demonizzante: i migranti, i “maranza”, gli studenti facinorosi e via criminalizzando.

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La sinistra, rimarca Schlein, o è radicale o non è. O comunque è destinata a giocare sempre di rimessa, sulla difensiva, correndo appresso all’agenda imposta dalla destra. 

Non si vince al centro, ha scandito la segretaria Dem. Non è una riflessione politologica. È una constatazione di fatto. Perché il “centro” è morto sociologicamente e di conseguenza politamente. Perché la crisi, alimentata dalle politiche iperliberiste che hanno marchiato l’Europa, ha “proletarizzato” i ceti medi, quelli che un tempo si definiva l’elettorato moderato, e che oggi può diventare terreno di caccia per una destra spietata, che scarica su altri le proprie responsabilità.

La sinistra vince se convince quei 5 milioni di italiani che hanno contribuito alla vittoria del No al referendum sull’ordinamento giudiziario, ma che poi non hanno votato la sinistra nelle elezioni successive. 

Sono diversi i passaggi del suo intervento che delineano una radicalità riformatrice. Guarda al partito e dice: ““Le nostre discussioni sono fondamentali, l’importante però poi, dopo le nostre discussioni, è andare fuori senza rinunciare a un profilo chiaro e comprensibile davanti ai nostri elettori. Non è che dobbiamo galleggiare per non scontentare nessuno, dobbiamo discutere anche in maniera forte ma poi contribuire insieme a uscire da lì ognuno fiero del contributo che ha portato”. E ancora: “Ce la teniamo stretta la nostra passione politica sincera per cambiare le cose, cambiare il paese in maniera disinteressata. Che ci sia un pezzodi establishment che non vuole un’alleanza progressista al governo del paese non è una novità, è la storia di questo paese è la sorpresa saremo noi stavolta e che ci sia proprio da quelle parti, chi non vuole una persona di sinistra Palazzo Chigi non è una novità è la storia di questo paese ma noi siamo qui per sorprenderlo”.

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Alzando lo sguardo fuori dai confini nazionali, Schlein individua un altro leader europeo che ha scommesso sulla radicalità delle sue politiche: “Mandiamo tutto il nostro supporto a Pedro Sànchez che ringrazio anche per il suo sostegno e a cui voglio dire una cosa chiara: Pedro non sei solo. C’è un motivo se ti stanno scatenando addosso di tutto, hai dimostrato che la ricetta progressista funziona per la gente a differenza della loro, con una crescita tre volte quella dell’Italia, con un salario minimo che ha protetto le famiglie dalle fiammate inflazionistiche, con una politica industriale che ha riportato il paese a crescere, con una legge che ha attirato i talenti Grazie, hai dimostrato sulla casa che il governo spagnolo sta dalla parte di chi fa più fatica e non da quella degli speculatori, per cui hai fatto una scelta giusta e coraggiosa, chiamando le elezioni e speriamo davvero, al loro fianco, che vadano bene”. 

Per un partito che in passato si era entusiasmato per Tony Blair, non è un salto da poco.

La Piazza è un luogo da frequentare; un luogo di partecipazione, di riconoscersi l’una con l’altro, nel quale condividere sentimenti, rabbia, resilienza. Afferma Schlein: “Ho letto che Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si sono rivolti a tutti noi alleati per dire che la manifestazione bella di ieri (sabato, ndr) , pacifica, della Cgil, a cui abbiamo partecipato in tantissimi, ci dà anche la responsabilità, di costruire un’alternativa che risponda a quelle aspettative, a quei sogni, a quei bisogni. E ci chiedono di valutare di fare insieme, di organizzare insieme una manifestazione sul carovita, sui salari, sulla giustizia sociale. Noi ci siamo, siamo assolutamente disponibili. Il programma comune che adesso dobbiamo affinare e chiudere, che vive delle tante proposte unitarie, vive ancora di più se lo facciamo vivere intrecciandolo alla forte richiesta che c’è in una parte del paese di migliorare le condizioni di vita delle persone”.

Immediata la risposta di Avs: “La straordinaria manifestazione delle associazioni de La Via Maestra e della che ieri (sabato, ndr) ha riempito pacificamente le vie di Roma, ci lancia un messaggio chiaro e preciso: è tempo dell’alternativa a un governo di destra che difende i privilegi e le lobby, non dà risposte al malessere e ai problemi del Paese e non affronta le emergenze sociali delle famiglie e delle imprese. La sua unica preoccupazione è riempire gli arsenali e non i granai”. Così in una nota Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. “La manifestazione di ieri impone a tutte le opposizioni la responsabilità di lanciare un progetto chiaro per l’alternativa. Per questo ci rivolgiamo alle altre opposizioni: costruiamo insieme una grande manifestazione unitaria contro il carovita e per aumentare i salari degli italiani. Incontriamoci per decidere insieme la data e la piattaforma. Il programma che dobbiamo scrivere vive se incrocia la mobilitazione delle persone. Il tempo è ora. Noi siamo pronti”, concludono.

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La radicalità attrae. Ma è anche invisa ai potentati. E chi la pratica è messo alla gogna. Dice bene Gianni Cuperlo nel suo applauditissimo intervento: Da mesi va avanti una campagna aggressiva, denigratoria contro la nostra segretaria, a base di insulti e accuse di inadeguatezza”, tirando fuori “secondi e terzi nomi” che – è il sottinteso – non stanno né in cielo né in terra. “Ma quale leader, di quale altra forza politica d’Europa, è stata mai sottoposta a un trattamento di questo genere?” si scalda il parlamentare. “Chi ha la legittimità di dire a chi ha guidato questa comunità negli ultimi 4 anni: grazie, ora fatti da parte, tocca a qualcun altro?”.  Più chiaro di così non si può. 

Altrettanto chiaro è Andrea Orlando su un nodo cruciale: l’Ucraina: “Quando si dice ‘ma noi dobbiamo parlare di Ucraina senza fare concessionia Conte‘: io non considero fare ciò che ha fatto oggi la segretaria, rimettere al centro del ragionamento il negoziato, una concessione a Conte. Io la considero la risposta alla naturadelPartito Democratico. E quando noi poniamo la questione diun ruolo diverso dell’Europa lo facciamo perché pensiamo che l’Europa potrebbe essere più utile anche all’Ucraina se superasse i doppi standardper cui a Putinsi applicano delle regole per la violazione del diritto internazionale che non vengono applicate allo Stato di Israele”.  

Se Elly Schlein è un’anomalia nel fossilizzato panorama politico italiano, ben venga questa “anomalia”: “Io posso solo offrire le mie aggravanti personali: essere donna, avere 40 anni, essere libera e non essere proprio conforme a tutti gli standard”, dice Schlein scatenando una standing ovation. 

Go, Elly, Go!

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