Al peggio non c’è mai fine. Così come alla vergogna. Oltre la propaganda. Oltre ogni pudore professionale. Nonostante fossimo abituati a cose che voi umani non potete neanche immaginare, stavolta Il Riformista ha superato se stesso nel servilismo verso un criminale di guerra che ha usato la tribuna dell’Onu per insultare, minacciare, negare, irridere il mondo davanti a una platea semi deserta. Uno show venuto male, dove un carnefice ha cercato, invano, di spacciarsi per vittima. Non ha solo negato il genocidio di Gaza, ma ha sostenuto che l’unico genocidio è stato quello compiuto da Hamas il 7 ottobre. Ha accusato le Nazioni Unite di essere un covo di antisemiti. Ha dipinto un Medio Oriente in cui il Bene, cioè Israele, cioè lui Benjamin Netanyahu, sta lottando contro il Male assoluto, rappresentato anche dagli oltre 74mila palestinesi, in maggioranza donne e bambini, annientati a Gaza.
Una vergogna per tutti, tranne che per gli estensori de Il Riformista che titola, con tanto di fotona, in prima pagina: Lezioni di civiltà, in riferimento al discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite.
Sì, care lettrici e cari lettori di Globalist, avete letto bene: Lezione di civiltà. Con tanto di sommarietto plaudente: “Storico discorso del premier israeliano Netanyahu all’Onu:” Vinceremo, non c’è altra scelta: salveremo noi l’’Occidente”.
Storico discorso: neanche Channel 14, il canale televisivo che ha fatto del “bibismo” la sua ragione di essere, si è spinto sino a tanto. Evidentemente anche da quelle parti c’è un limite al servilismo. Per il direttore de Il Riformista, Claudio Velardi, Netanyahu sembra essere una sorta di reincarnazione di Winston Churchill. Peccato che il criminale di Tel Aviv, oltre a mostrare un cercapersone simile a quelli utilizzati per far fuori 9 dirigenti di Hezbollah, con 3mila feriti, considerati, come gli oltre 20bambini uccisi o amputati a Gaza, degli effetti collaterali di una guerra giusta, sacrosanta; ecco, Netanyahu avrebbe dovuto fare il segno churchilliano della V con le dita. Avrebbe fatto felice il direttore Velardi.
A Gaza l’Occidente, con i suoi sbandierati valori di libertà, di umanitarismo, di civiltà, è morto. Infangato da Netanyahu e da un governo in cui “i ministri fanno a gara a chi è più fascista” (copyright Haaretz).
Un’ultima postilla. Dolorosa per chi scrive ma a questo punto inevitabile. A editare la fanzine italiana della destra messianica e colonica israeliana, è il dottor Romeo, che fino al 6 luglio 2026 ha editato l’Unità, giornale su cui ho scritto. Poi ha deciso di sospendere le pubblicazioni e licenziare l’intera redazione. Dall’inizio della guerra di Gaza, l’Unità ha raccontato un genocidio, senza per questo venir meno alla denuncia del barbaro attacco di Hamas del 7 ottobre. Abbiamo dato lo spazio che meritavano a coraggiosi intellettuali ebrei italiani – Anna Foa, Stefano Levi Della Torre, Gad Lerner, Edit Bruck e altri ancora – e a ex primi ministri israeliani – Ehud Olmert, Ehut Barak – che hanno denunciato l’esistenza di un terrorismo ebraico in Cisgiordania. La voce de l’Unità è stata zittita – nonostante la reiterata e pubblica intenzione del Partito democratico di “riportarla a casa”, mentre il dottor Romeo continua, è assolutamente libero di farlo, a editare la fanzine pro-Netanyahu.
Una lezione di inciviltà.
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