Prendete nota dei Paesi che hanno deciso di sanzionare i coloni pogromisti. E prendete nota di chi manca.
È scontro diplomatico tra il Regno Unito e Israele. Londra ha formalizzato la decisione di sanzionare l’interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati, come annunciato alla Camera dei Comuni dal ministro degli Esteri, Ed Miliband, in un atto che segna una netta svolta del governo laburista del nuovo premier Andy Burnham rispetto a quello precedente di Keir Starmer. Miliband ha accusato Israele di “chiudere gli occhi” rispetto a una “pulizia etnica” in corso in Cisgiordania. L’annuncio è stato seguito da una dichiarazione congiunta di condanna dell’occupazione dei coloni di 12 Paesi, tra cui anche Francia, Canada e altri 9 Stati europei (ma non l’Italia). Non si è fatta attendere la risposta israeliana. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben -Gvir , il ministro kahanista indegno di un Paese che si reputa ancora l’”unica democrazia del Medio Oriente”, ha fatto sapere di essersi rivolto al primo ministro Netanyahu “perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell’Autorità Palestinese”.
“Abbiamo già sospeso oltre 30 licenze per armi utilizzate dalle forze armate israeliane a Gaza” e “tale sospensione rimane pienamente in vigore. Ora rifiuteremo anche tutte le richieste di licenza per armi e altre esportazioni che contribuiscono materialmente all’occupazione, di fatto un doppio blocco contro la vendita di armi”, ha annunciato Miliband, sottolineando che questo provvedimento “rimarrà in vigore finché persisterà l’occupazione” israeliana. Poi ha annunciato “azioni contro specifiche aziende e individui che forniscono servizi quali costruzioni, infrastrutture, finanziamenti o immobili per l’espansione degli insediamenti” in Cisgiordania. Nella lista delle misure, anche il divieto per le aziende di pubblicizzare immobili in vendita negli insediamenti e nuove sanzioni contro i “coloni estremisti”, insieme all’estensione del regime globale dei diritti umani, in modo da consentire “un’azione più rapida per scoraggiare l’espansione degli insediamenti”. Le misure richiederanno dai sei ai nove mesi per essere elaborate ed entrare in vigore.
Le sanzioni commerciali e la condanna contro le colonie israeliane sono messe nere su bianco in un comunicato congiunto anche con Canada e Francia, come già anticipato dalle indiscrezioni dei media, e da Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. Alcuni, a partire da Dublino e Madrid, avevano già sanzionato formalmente a livello commerciale le colonie israeliane. Nel comunicato si legge che “le azioni del governo d’Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati” fondata sulla convivenza “pacifica” di uno Stato israeliano e uno palestinese fianco a fianco. Il documento parla di “livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti”. Per questo, si chiede che il governo di Netanyahu metta “immediatamente” fine a questo processo, assicurando che “i coloni rispondano” dei loro crimini e “le accuse all’esercito israeliano siano investigate” seriamente. In conclusione, tutti e 12 i Paesi “confermano l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali o di sostenere quelle europee contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale”, mentre annunciano di valutare “attivamente ulteriori misure”
L’Italia non è tra i Paesi firmatari. Una vergogna assoluta. Una manifesta complicità con i terroristi ebrei e con il governo fascista che li sostiene. Chissà se i media mainstream avranno qualcosa da dire, che sia altro dal solito plaudire alla “moderazione” e all’”equilibrio” di Giorgia Meloni e di quella parvenza di ministro degli Esteri che risponde al nome di Antonio Tajani.
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