La Russa e il fascismo della maggioranza di governo
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La Russa e il fascismo della maggioranza di governo

Alle soglie del 25 Aprile, ci è toccato sentire una volta in più dal presidente del senato Ignazio La Russa che vorrebbe rendere omaggio ai martiri della Resistenza, ma anche a quelli della Repubblica di Salò

La Russa e il fascismo della maggioranza di governo
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Giovanna Musilli Modifica articolo

24 Aprile 2026 - 15.20


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Alle soglie del 25 Aprile, ci è toccato sentire una volta in più dal presidente del senato Ignazio La Russa che vorrebbe rendere omaggio ai martiri della Resistenza, ma anche a quelli della Repubblica di Salò, in nome di un malinteso senso di pacificazione nazionale. 

Pacificazione che ci sarebbe da ottantun anni, se i fascisti non fossero sopravvissuti al fascismo. 

Per pacificare fascisti e antifascisti, La Russa vorrebbe che i morti della Resistenza e i repubblichini fossero considerati sullo stesso piano. Il che è una stortura storica, ma anche morale: i partigiani che si sono battuti per la nostra libertà non possono essere paragonati a quelli che la libertà volevano conculcarla. Chi ha scelto di sacrificare la propria vita in nome dell’eguaglianza, dello stato di diritto e della democrazia non si può confondere con chi combatteva in nome di quella immane tragedia che furono per l’Italia il fascismo e poi il nazifascismo. 

La pietas che si deve a tutti i morti è la stessa, come ci ha recentemente ricordato Pierluigi Bersani, ma l’omaggio si deve solo a chi era dalla parte giusta. 

La Russa ci ha abituato da anni a considerarlo quanto meno un simpatizzante del fascismo, da quando si inorgogliva di avere in casa un busto del duce, a quando partecipando a un convegno organizzato da casapound stigmatizzò chi lo apostrofava con l’epiteto “fascista” con un non troppo ironico “piano con i complimenti”. 

Se si trattasse di un esponente politico irrilevante, il tutto potrebbe essere derubricato a folclore, ma purtroppo non è questo il caso: La Russa non solo è un politico potentissimo, ma in qualità di presidente del senato è anche la persona deputata a subentrare al presidente della repubblica, nel caso Mattarella fosse momentaneamente impedito a svolgere il suo ruolo. Solo il fatto che una simile eventualità sia possibile dovrebbe gettare l’opinione pubblica nella più profonda costernazione. 

Come spesso ci ricorda il professor Tomaso Montanari, la questione non è relegata soltanto all’ambito del dibattito storico: l’humus culturale da cui proviene La Russa e con lui ampia parte degli esponenti di Fratelli d’Italia, ossia il Movimento Sociale Italiano e tutta quella galassia di formazioni di estrema destra che gli ruotavano intorno, è sempre stato ostile alla Costituzione repubblicana antifascista. Inoltre, molti fascisti sopravvissuti al fascismo sono stati protagonisti di quella stagione eversiva che ha funestato la storia dell’Italia a partire da Piazza Fontana nel ’69 fino ai primi anni ottanta. 

Allora, la questione non riguarda solo la valutazione del ventennio, ma anche la storia recente del nostro paese, e soprattutto l’afflato ideologico verso la libertà e la democrazia che anima la maggioranza di governo. 

Non è un caso che Fratelli d’Italia sia contrario ai diritti civili, voglia imporre una morale di stato ispirata a slogan vuoti come “dio, patria e famiglia”, sia allergico al dissenso tanto da averne limitato la manifestazione nei decreti sicurezza, intenda dare mano libera alle forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico, sia in conflitto con tutti i poteri di controllo (dalla libera informazione ai sindacati e perfino alla Corte dei Conti), e aspiri a una torsione autoritaria dell’architettura costituzionale tramite “la madre di tutte le riforme”, cioè il premierato. 

Del resto, la stessa riforma della giustizia, fortunatamente bocciata al referendum, aveva il dichiarato scopo di sottoporre la magistratura al controllo del governo, così da porre le basi per la costruzione di quella democrazia illiberale, o “democratura”, che tanto piace a Giorgia Meloni e ai suoi. 

L’idea che la legittimazione popolare espressa con il voto sia una sorta di investitura sacra che svincola i governanti da qualsiasi altro controllo e limitazione di potere è profondamente fascista, così come l’ostilità nei confronti delle minoranze e del dissenso. 

Insomma, la questione del fascismo di La Russa e di molti esponenti di Fratelli d’Italia non deve essere minimizzata come se riguardasse una diatriba storiografica, ma dovrebbe essere trattata con la massima serietà e preoccupazione da parte dell’opinione pubblica e dell’informazione. 

Approfittiamo del 25 aprile per iniziare a discuterne. 

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