La riforma dei medici di famiglia voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci si è fermata dopo lo scontro nella maggioranza di centrodestra. Il provvedimento, che puntava a riorganizzare la medicina territoriale e a rafforzare le Case della Comunità previste dal Pnrr, è stato di fatto ritirato per l’assenza di un accordo politico nella coalizione di governo.
Al centro del conflitto la trasformazione dello status dei medici di medicina generale: la proposta prevedeva la possibilità di passare, su base volontaria, a forme di dipendenza dal Servizio sanitario nazionale per garantire la presenza stabile nelle nuove strutture territoriali, mantenendo però in parallelo il modello convenzionato.
La misura ha incontrato il no compatto di Fratelli d’Italia e Forza Italia, con la Lega anch’essa critica nel merito. La premier Giorgia Meloni avrebbe quindi imposto lo stop per evitare una rottura nella maggioranza.
Dura la reazione di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che ha definito la decisione «avvilente», parlando di un passo indietro che rischia di rallentare la riorganizzazione della sanità territoriale e di aggravare il problema della carenza di medici nelle strutture pubbliche.
Sul fronte opposto, l’opposizione attacca il governo. Il Partito Democratico parla di «ennesimo fallimento sulla sanità pubblica» e accusa l’esecutivo di non avere una strategia per rafforzare il territorio. Il Movimento 5 Stelle denuncia «l’ennesima riforma annunciata e poi affossata dalla maggioranza», mentre Alleanza Verdi e Sinistra parla di «una sanità lasciata senza indirizzo e senza programmazione».
Le opposizioni sottolineano inoltre il rischio che lo stop comprometta l’attuazione del Pnrr sanitario, in particolare sul capitolo delle Case della Comunità, considerate fondamentali per ridurre la pressione sugli ospedali.
Per ora la riforma resta congelata. Il governo dovrà riaprire il confronto politico per evitare che il progetto di rafforzamento della medicina territoriale rimanga incompiuto.