Università, il Pd: "Il governo fa pagare cara la formazione degli aspiranti docenti"
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Università, il Pd: "Il governo fa pagare cara la formazione degli aspiranti docenti"

Università, il Pd presenta un emendamento: "Abbiamo chiesto con un emendamento alla legge di bilancio di incrementare di 180 milioni il Fondo per il finanziamento ordinario delle università".

Università, il Pd: "Il governo fa pagare cara la formazione degli aspiranti docenti"
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23 Novembre 2023 - 09.39


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I componenti della segreteria nazionale Irene Manzi e Alfredo D’Attorre, insieme alla senatrice Simona Malpezzi, in una nota hanno parlato dell’emendamento dell’opposizione presentato per incrementare il fondo dedicato agli universitari.

“Il governo rischia di far pagare cara la formazione universitaria degli aspiranti docenti. Per questo abbiamo chiesto con un emendamento alla legge di bilancio di incrementare di 180 milioni il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, per sostenere, secondo principi di equità e progressività, il diritto alla formazione degli aspiranti docenti”.

“L’obiettivo è quello di riconoscere al maggior numero di loro l’esonero, totale o parziale, dai costi di iscrizione ai percorsi universitari di abilitazione alla docenza”.

“Il percorso di formazione di 60 CFU o CFA non può arrivare a costare 2500 euro per il singolo studente. È una situazione che mette pesantemente in discussione l’effettività del diritto allo studio. Un Paese serio ha il dovere di investire nella formazione dei suoi futuri insegnanti”. 

“Bisogna perciò ridurre sensibilmente i costi per gli studenti, altrimenti il percorso di abilitazione, anziché essere un’opportunità per migliorare la formazione dei futuri insegnanti, rischia di escludere una grande quantità di studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, in evidente contrasto con il dettato costituzionale”. 

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“Più in generale, nelle prossime settimane rilanceremo una battaglia perché altri aspetti critici del nuovo percorso di formazione degli insegnanti vengano corretti. Ci riferiamo, in particolare, all’equilibrio non adeguato fra didattica trasversale e didattica disciplinare, con netta prevalenza della prima, alla mancata individuazione di un rapporto credibile fra fabbisogno delle Regioni e numero delle abilitazioni annuali, con il rischio di un ulteriore allargamento della platea dei precari, e all’obbligo di un percorso aggiuntivo di 30 CFU o CFA per il conseguimento di ulteriori abilitazioni, a prescindere da qualsiasi valutazione di affinità dei percorsi”.

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