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Migranti: la guerra del governo Meloni alle Ong continua

La guerra alle Ong dichiarata dal governo Meloni-Salvini-Piantedosi continua ma Medici Senza Frontiere non si arrende

Migranti: la guerra del governo Meloni alle Ong continua
Migranti

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

23 Novembre 2022 - 17.40


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Silenziata dalla stampa mainstream, attenta a non ostacolare i desiderata dei governanti di turno, la guerra alle Ong dichiarata dal governo Meloni-Salvini-Piantedosi continua. Ma per fortuna i “guerrieri del mare”, quelli del blocco navale nelle acque libiche, dei migranti da respingere come materia residuale,  devono fare i conti con persone che non si arrendono. Come Medici Senza Frontiere.

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MSF ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio avverso il decreto interministeriale notificato alla Geo Barents in data 5 Novembre 2022, con il quale è stato fatto vietato alla nostra nave di ricerca e soccorso di sostare nelle acque territoriali nazionali “oltre il termine necessario ad assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza” nei confronti solo di alcuni tra i sopravvissuti indicati dalle “competenti autorità italiane”. Il Decreto ha inoltre operato una illegittima e discriminatoria selezione tra i sopravvissuti, autorizzando a sbarcare soltanto quelli considerati “vulnerabili” in violazione della normativa internazionale sul soccorso in mare.

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Un dibattito chiarificatore

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“Dobbiamo fare pieno uso del meccanismo volontario di solidarietà che abbiamo concordato sotto la presidenza francese dell’Ue. Abbiamo approvato una dichiarazione di solidarietà’, e migliaia di ricollocamenti sono già disponibili”. Lo ha detto il vice presidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, intervenendo al dibattito in Plenaria all’Eurocamera sul dossier migranti. “Salvare chi è in difficoltà in mare è un obbligo per gli Stati membri indipendentemente da come si è finiti in quella situazione di difficoltà. Salvare vite è la priorità”, rimarca . Schinas. “C’è un’ironia nel fatto che abbiamo tutto ciò che serve a portata di mano, ma solo apparentemente fuori portata. È come avere un paracadute ma scegliere di saltare fuori dall’aereo senza di esso”, ha spiegato il vice presidente della Commissione in Aula. Quindi Schinas ha aggiunto: “il patto sulla Migrazione e Asilo migliorerà la capacità dei nostri Stati membri di gestire la migrazione su un sistema basato sul diritto dell’Ue e sul metodo comunitario”.

“Venerdì informeremo i ministri sugli ultimi sviluppi (della migrazione) e daremo loro gli strumenti necessari per le soluzioni. Vi chiediamo oggi di garantire un accordo sui piani d’azione, sul patto, sulle riunioni di emergenza. I dibattiti di emergenza sono utili, ma non sufficienti quando abbiamo le soluzioni permanenti. Le soluzioni sono qui a portata di mano. Possiamo farlo, e lo faremo”, conclude il vicepresidente della Commissione europea. 

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“All’Italia dico che questa è una sfida europea e non italiana, dall’Europa serve più solidarietà. Francia e Germania non hanno rispettato le promesse sui ricollocamenti, cosi non si va avanti”, ha dichiarato il presidente del Ppe, Manfred Weber, durante il dibattito a Strasburgo. “Siamo alle porte di una nuova crisi migratoria, gli arrivi sono già superiori al 2016-2017. La politica migratoria europea finora ha fallito”, ha spiegato Weber all’aula.  “La difesa dei confini europei però deve rimanere fondamentale. Gli stati decidono chi entra in Europa, non la mafia. Nel sud del Mediterraneo la decisione sui rimpatri deve essere rapida, servono accordi di rimpatrio migliori”, ha concluso il leader dei popolari.

“Stiamo dedicando tutti i nostri sforzi allattuazione della dichiarazione di solidarietà concordata a giugno. Questo meccanismo è stato concepito proprio per alleviare la pressione sugli Stati membri in prima linea. Mentre ci è voluto del tempo per mettere in funzione il meccanismo. Siamo fiduciosi che ulteriori progressi possano essere compiuti presto”, afferma il ministro ceco per gli Affari europei, Mikulas Bek, della presidenza del Consiglio Ue, nel suo intervento. “È anche importante sottolineare in questo contesto che aumentare il numero di arrivi, sia via mare che via terra, influisce sui nostri sistemi di accoglienza e asilo e dobbiamo affrontarli non insieme. I sistemi di accoglienza e asilo in molti Stati membri sono già al massimo a causa dei quasi 4 milioni di persone fuggite dall’Ucraina”.

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“Nove migranti su dieci arrivano in Ue senza Ong, dobbiamo smetterla di criminalizzare chi salva vite“. Così la presidente dei socialisti al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez, durante il dibattito sulla migrazione.  “Ricerca e soccorso devono essere una responsabilità comune europea, serve nuovo patto per la migrazione e l’asilo e serve prima della fine di questa legislatura”, ha continuato la capogruppo di S&d.

Un Festival da sostenere

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Ne scrive Amedeo Lomonaco su Vatican News: “Accoglienza, cittadinanza e nuove opportunità. Sono le parole chiave della settima edizione del Festival della Migrazione promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, dall’Associazione Porta aperta di Modena e dal Centro di ricerca interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità di Unimore. La rassegna, in programma dal 23 al 26 novembre nelle città di Modena, Carpi e Ferrara si snoda attraverso incontri, dibattiti e laboratori per riflettere sul complesso fenomeno delle migrazioni.

Nuove opportunità di vita

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Il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego, sottolinea che il Festival della Migrazione è da sette anni “un appuntamento importante per il mondo di coloro che lavorano tra i migranti e con i migranti”. Ogni anno viene approfondito un aspetto e in questa edizione l’accento viene posto sul tema della cittadinanza coniugato con l’accoglienza. La finalità è quella di vedere come queste due parole possano rivelarsi “nuove opportunità per la vita della città e delle nostre comunità”.

Diritti e cittadinanza

Per passare dall’essere cittadini a vivere come fratelli i passi fondamentali, spiega monsignor Perego, sono quelli del “riconoscimento dei diritti di ogni persona”. Questo riconoscimento è legato al tema della cittadinanza perché “non ci possono essere diritti senza riconoscere le persone come cittadini”. L’iter della cittadinanza deve essere visto come un percorso importante per ricostruire le città: “un milione e 400 mila immigrati – ricorda il presidente della Fondazione Migrantes – sono diventati cittadini italiani ma la legge per l’acquisizione della cittadinanza non interpreta il volto nuovo dei migranti, soprattutto dei minori”. Si deve dunque rilanciare “il percorso dello ius culturae e dello Ius Scholae”.

Accogliere e includere

Un altro tassello fondamentale, ricorda monsignor Perego, è quello dell’accoglienza che permette ai migranti di non arrivare in un territorio come estranei, “ma di essere da subito riconosciuti come persone da accompagnare”. Uomini e donne da integrare seguendo il tracciato più volte indicato Papa Francesco: “all’accoglienza deve seguire la tutela di ogni persona, il riconoscimento delle sue capacità e poi l’inclusione”.

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