Nella guerra migranti e Ong Meloni incassa il plauso di Orban: Visegrad è tra noi, come il fascismo
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Nella guerra migranti e Ong Meloni incassa il plauso di Orban: Visegrad è tra noi, come il fascismo

Il governo Meloni forza le leggi internazionali per cacciare i richiedenti asilo e l'Ungherese Orban la ringrazia per aver 'protetto i confini'

Nella guerra migranti e Ong Meloni incassa il plauso di Orban: Visegrad è tra noi, come il fascismo
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

7 Novembre 2022 - 13.38


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Basta questo tweet per dar conto di chi ci governa. Dimmi con chi vai ti dirò chi sei. Con chi va, politicamente parlando, Giorgia Meloni, Globalist lo ha raccontato in decine di articoli. “Questi sono viaggi organizzati. Chi è a bordo di quelle navi paga circa 3mila dollari, che diventano armi e droga per i trafficanti. L’Italia governata dal “Fascismo eterno” (Umberto Eco docet) è entrata a pieno titolo a far parte del “Gruppo di Visegrad”, quello dell’autocrate di Budapest, dei fondamentalisti clericali di Varsavia…

Brava Giorgia..

“Finalmente! Dobbiamo un grande ringraziamento a Giorgia Meloni e al nuovo governo italiano per aver protetto i confini dell’Europa”. Lo scrive su Twitter Viktor Orban rilanciando un articolo in cui si dà conto della parziale chiusura dei porti alle navi delle Ong con a bordo i migranti. Il tweet si conclude con l’hashtag “#GrazieGiorgia”.

L’autocrate magiaro avrebbe potuto estendere il suo bravo anche al “muscolare” vice presidente del Consiglio, il “Capitan Fracassa” leghista. “Non possiamo far sbarcare in un solo anno altre 100mila persone mentre l’Europa controlla chi entra e chi esce”. 

Così il ministro della Infrastrutture Matteo Salvini parlando dei migranti a ‘Non stop news’ su Rtl 102.5. “Si deve riapplicare il principio per cui una nave tedesca”, ha continuato “debba cercare un porto tedesco”. E ha aggiunto che in Europa ” torneremo a fare quello che abbiamo fatto per anni, chiedere ricollocamenti, redistribuzioni. Quando erano in vigore i decreti sicurezza non solo diminuiti erano gli sbarchi ma si erano dimezzati i morti”, 

“Vi immaginate un capitano italiano su una nave italiana in un porto tedesco che cerca di dettare legge? Sono stati fatti sbarcare bimbi donne e malati” ha proseguito. “Non faccio il procuratore so che c’è un fascicolo aperto a Catania sono questioni giuridiche a questo punto”.

“Questi sono viaggi organizzati. Chi è a bordo di quelle navi paga circa 3mila dollari, che diventano armi e droga per i trafficanti”, ha spiegato Salvini: “Sono viaggi organizzati sempre più pericolosi. Bisogna stroncare il traffico non solo di esseri umani che è già grandissimo, ma di armi e droga legato al traffico di esseri umani”.

Braccio di ferro

In 144 hanno lasciato Humanity 1, ma 35 sono rimasti a bordo. Dalla Geo Barent, nave di soccorso di Medici Senza Frontiere, sono state fatte sbarcare 357 persone, mentre restano a bordo in 215. Ma lo scontro è su chi non può scendere, come prevede il decreto del governo sui flussi migratori. Il livello di tensione è altissimo. Lo dice con fermezza il comandante della Humanity 1, Joachim Ebeling, spiegando che “ci è stato ordinato di lasciare il porto di Catania”.

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Da sabato sera è attivo un presidio del cartello antirazzista. Diversi parlamentari sono andati davanti al molo 25 dove è ormeggiata la Humanity 1, per definire lo ‘sbarco selettivo’ “illegittimo e umano”.

A bordo è salito il deputato Aboubakar Soumahoro, il quale ha annunciato che è al lavoro un pool di avvocati: “Lanciamo un appello al presidente della Repubblica in quanto garante della nostra Costituzione: non si può permettere in un contesto democratico che la Carta costituzionale sia utilizzata come un campo da ping pong. Noi non lo consentiremo, mai”.

Sos Humanity ricorrerà al Tar del Lazio contro i provvedimenti del governo in relazione alle operazioni in corso a Catania. lo afferma una nota della ong.

“Sia il decreto del governo che il divieto allo sbarco di 35 sopravvissuti- spiega Mirka Schafer, dell’ufficio legale di Sos Humanity – violano la legge internazionale e quella italiana. La legge internazionale prevede che le operazioni di ricerca e soccorso si concludano con lo sbarco dei sopravvissuti in un posto sicuro. Permettere lo sbarco solo ad alcuni sopravvissuti selezionati è illegale. Inoltre, cacciare tutti gli altri fuori dalle acque territoriali costituisce una forma di respingimento collettivo ed è un atto che viola sia la Convenzione europea dei diritti umani sia il principio di non respingimento cosi come definito dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati” Sos Humanity chiederà al tribunale di a Catania di esprimersi affinché “assicuri che a coloro che a bordo invocano il diritto di protezione sia garantito a terra l’accesso a una richiesta urgente di asilo” e che “ai 35 sopravvissuti si permetta lo sbarco immediato”.

Intanto le persone rimaste sull’imbarcazione della ong si affacciano dalla barca e seguono il movimento sul molo di Levante. E quando passa l’esponente di Sinistra italiana, Pierpaolo Montante, che si batte il pugno sul cuore, dalla nave scattano due fragorosi applausi che commuovono il politico rimasto senza voce nello scandire, assieme a decine di attivisti, slogan contro le regole migratorie del governo.

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 Per Medici senza frontiere “un’operazione di soccorso si può considerare terminata solamente una volta che tutti i sopravvissuti sono stati fatti sbarcare in un luogo sicuro”. La ong contesta che “lo sbarco selettivo e parziale, come quello proposto dalle autorità italiane, non è da considerarsi legale secondo le convenzioni di diritto marittimo” e ricorda che “il governo dovrebbe prendere ogni misura necessaria per far sì che i sopravvissuti restino a bordo il minor tempo possibile, secondo quanto stabilito dalle Linee Guida sul Trattamento delle Persone Soccorse in Mare”. 

Annota Silvia Stellacci su La Stampa: “Le organizzazioni umanitarie, ad esempio, ritengono le persone a bordo della navi Ong dei naufraghi, che devono essere portati a terra senza alcuna identificazione preventiva, mentre il governo li ritiene dei migranti “irregolari”, che devono avanzare richiesta d’asilo ed essere identificati prima di scendere dalla nave. Una strada, quella intrapresa dal Viminale, che tenta di affidare la gestione dei migranti allo Stato di bandiera delle navi che li trasportano.Il diritto internazionale è chiaro al riguardo. Le regole da seguire sono stabilite in particolar modo dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e, a livello europeo, dal Regolamento di Dublino. Entrambe le carte sono state firmate dall’Italia. La prima prevede che chiunque si trovi in pericolo in mare vada salvato. Il soccorso si conclude solo con uno sbarco sicuro nel porto più vicino ed è un dovere che deve essere rispettato da tutti. «Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera […] presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo», recita l’articolo 98, mentre il 19 prevede che «in nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati». Quanto al Regolamento di Dublino, applicato in ambito europeo, il documento stabilisce «i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide». In poche parole spetta allo Stato di «primo ingresso illegale» prendersi carico della richiesta di asilo. Vista la posizione geografica dell’Italia, spesso è il nostro Paese a rispondere della gestione dei migranti, nonostante il criterio del «primo ingresso illegale» venga dopo quello dello «Stato membro dove può meglio realizzarsi il ricongiungimento familiare» e quello dello «Stato membro che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un visto di ingresso in corso di validità».

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Lo scontro è tutto politico

Rimarca Andrea Maggiolo su Today: “Lo scontro è tutto politico. Il governo Meloni ha deciso, così come il primo esecutivo Conte quattro anni fa, che le navi della società civile e delle organizzazioni non governative sulla rotta centrale del Mediterraneo, e solo esse, non devono ormeggiare e non si deve permettere lo sbarco completo di chi è a bordo. Basti pensare che nessun ostacolo è stato opposto a una petroliera che ha effettuato due soccorsi e rapidamente sbarcato i superstiti in Sicilia. Né vengono, ovviamente, frapposti ostacoli alle navi della guardia costiera impegnate nei soccorsi sulla medesima rotta. I divieti ai naufraghi (i respingimenti) non hanno trovato sponde di alcun tipo fino a ora nelle giurisdizioni italiane e internazionali. Matteo Salvini è a processo per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per aver impedito nell’agosto 2019, quando era ministro dell’Interno, lo sbarco di 147 migranti soccorsi dalla Open Arms. Il punto focale di tutta la vicenda è che il soccorso in mare e la gestione dell’immigrazione sono temi sì legati, ma differenti e con regole non sovrapponibili. Gli appelli all’Europa, le trattative tra i 27, i comunicati infuocati, gli sbarchi selettivi rischiano di spostare il discorso dal soccorso dei naufraghi alla gestione complessiva di un fenomeno epocale: non sono la stessa cosa”.

Resistenza

Anche dalla Geo Barents i primi a scendere sono minorenni e famiglie. Saranno portati nel Palaspedini, impianto sportivo del Comune, dove ieri erano stati condotti quelli sbarcati da Humanity 1 – ne sono scesi 102 di cui cento non accompagnati – che sono trasferiti in strutture per minorenni. Resta da capire cosa succederà alle navi delle ong che, una volta sbarcati donne, bambini, fragili e famiglie, si rifiuteranno di lasciare le acque italiane con a bordo gli altri migranti nonostante le disposizioni del decreto e se, sul mancato rispetto del nuovo provvedimento, interverrà la magistratura con indagini e sequestri. 

Altre due navi Ong restano ancora al largo delle coste del Catanese: la tedesca Rise Above, con a bordo 90 persone, e la norvegese Ocean Viking, con 234 migranti, con quest’ultima che 

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