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Occhetto: "Pd a rischio sopravvivenza se la discussione parte da nomi e vecchie nomenclature"

L’ultimo segretario del Poi e il primo del Pds Achille Occhetto parla della sconfitta del partito democratico: "Il Pd dovrebbe tematizzare l'ondata reazionaria"

Occhetto: "Pd a rischio sopravvivenza se la discussione parte da nomi e vecchie nomenclature"

globalist Modifica articolo

30 Settembre 2022 - 19.29


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Sinistra che fare? L’ultimo segretario del Poi e il primo del Pds Achille Occhetto è netto.

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«Il Pd a rischio sopravvivenza? Può esserlo, se la discussione parte dai nomi e dalle vecchie nomenclature oppure se deve stare con Conte o con Calenda. Se l’inizio del dibattito è su queste due questioni, il Pd potrebbe anche sciogliersi».

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Lo dice Achille Occhetto. «Ritengo, però -precisa- che abbia anche un’altra possibilità: se c’è un sussulto di consapevolezza collettiva, una discussione strategica fatta con serenità, non mettendo prima il nome e le nomenclature e le correnti ma le idee… Sarebbe importante che da un dibattito serio emergesse una ridefinizione complessiva dell’identità».

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«Io -ricorda- non mi sono iscritto all’inizio perché dissi che invece di essere un’unione alta tra le diverse componenti democratiche, laiche e cattoliche, è stata una fusione a freddo di apparati. Va superato questo `errore di fabbrica´, questo errore di partenza. Il problema da discutere è come stare nella società italiana, chi rappresentare nella società, come ripartire dal mondo del lavoro e come stare vicino agli ultimi».

Occhetto riconosce che quella è una `domanda´ in parte intercettata ormai dalla destra: «C’è un forte movimento di protesta, di insoddisfazione nella società italiana che, non essendo rappresentato, sceglie di volta in volta: è successo prima con Berlusconi, poi con Grillo, quindi con Salvini e ora con Meloni… E’ ancora un elettorato fluido. C’è uno spazio, purché si sappia riaprire un dialogo: il primo difetto da superare è il governismo che ha creato sofferenza e distanza con la base, rompendo un rapporto sentimentale».

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 Rispetto alla svolta della Bolognina che portò Occhetto a cambiare il nome del Pci in Partito democratico della sinistra, `Akel´ afferma: «Le affinità con quel periodo sono legate alla necessità di avere il coraggio di una svolta non solo nel nome ma nella collocazione rispetto alla società e nelle idealità. Le differenze, invece, sono legate al fatto che allora ci trovavamo al crocevia di un mutamento mondiale», legato al crollo del Muro di Berlino e al processo di dissoluzione dell’Urss.

Oggi, Occhetto ricorda di essere stato profeta in parte inascoltato: «Allora ebbi a dire che la campana del nuovo inizio non suona solo per i comunisti ma per tutti…». E aggiunge una riflessione sull’attualità del dibattito politico: «Il Pd dovrebbe tematizzare non tanto la questione del fascismo… Per me è evidente che Giorgia Meloni non è fascista: ma ciò che va analizzato è l’ondata reazionaria che spira in Europa e che trova il suo fulcro in Orban e nella concezione di democrazia illiberale».

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