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Cuperlo: "Non votai il Jobs Act perché indeboliva i lavoratori: adesso è giusto superarlo"

Gianni Cuperlo presidente della Fondazione Costituente del Partito democratico e candidato alla Camera: "Abolire l'articolo 18 è stato un errore, un segnale, sbagliato anche dal punto di vista simbolico"

Cuperlo: "Non votai il Jobs Act  perché indeboliva i lavoratori: adesso è giusto superarlo"

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20 Settembre 2022 - 16.19


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Una agenda sociale è possibile? Gianni Cuperlo pensa di sì. «Abbassare consistentemente le tasse sul lavoro per buste paga più pesanti, recepire finalmente anche nel nostro Paese la recentissima direttiva dell’Unione Europea sul salario minimo, contrastare il lavoro precario e povero, ampliare la platea dei contratti a tempo indeterminato, sostenere il lavoro autonomo, vigilare per far sì che l’impegno ottenuto dal Partito democratico di destinare il 30 per cento delle assunzioni del Pnrr a donne e giovani sia assolto? Ecco credo che il percorso che abbiamo fatto in questi anni è stato finalizzato a ricostruire un rapporto solido con il mondo del lavoro, restituendo ai lavoratori la centralità che meritano». 

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Ad affermarlo in un’intervista a Radio Immagina, la web radio dem, Gianni Cuperlo presidente della Fondazione Costituente del Partito democratico e candidato alla Camera nella circoscrizione Lombardia 1 nella lista Pd, Italia democratica e progressista.

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«Giovedì sarò con Andrea Giorgis, candidato del Pd proprio in quel collegio uninominale, davanti ai cancelli di Mirafiori per ascoltare, magari anche per raccogliere qualche critica. Per recuperare la fiducia di quel mondo dobbiamo capire con dove essa si sia interrotta», aggiunge Cuperlo.

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Ha detto ancora Cuperlo: «Ero in Parlamento e il Jobs Act non l’ho votato: abolire l’articolo 18 è stato un errore, un segnale, sbagliato anche dal punto di vista simbolico, di indebolimento delle tutele dei lavoratori. La Corte Costituzionale ha già chiesto cambiamenti a quella legge. E che oggi il Partito democratico, dopo crisi, pandemia, inflazione che hanno colpito soprattutto le fasce più deboli, decida di superare definitivamente il Job Act credo sia un atto politico importante». 

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