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Meloni nega l'evidenza: "La Fiamma nel nostro simbolo non ha nulla a che fare con il fascismo"

Giorgia Meloni si è perfino detta stanca" della polemica sulla permanenza nel simbolo del suo partito della fiamma tricolore che fu l'emblema del Movimento Sociale Italiano nato dalle ceneri del fascismo.

Meloni nega l'evidenza: "La Fiamma nel nostro simbolo non ha nulla a che fare con il fascismo"

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14 Agosto 2022 - 10.34


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Giorgia Meloni, ossia quella che vuol far credere di non avere nulla a che fare con il fascismo ma ha un partito pieno di dirigenti che fanno il saluto fascista, celebrano la Marcia su Roma, scrivono post fascisti, cantano Faccetta Nera e sono tranquillamente al loro posto. 

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E ora l’estremista di destra cresciuta nelle fila del Movimento Sociale guidato dal fascista Almirante nega perfino l’evidenza.

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La fiamma simboleggia lo spirito fascista che risorge dalla tomba del regime e il trapezio che è alla base è la bara di Mussolini. Tutti i fascisti e i missini lo sanno bene ma adesso fanno finta che non sia così.

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E che ha detto Giorgia Meloni:  “Con rispetto e stima per la senatrice Segre: la fiamma nel simbolo di FdI nulla ha a che fare con il fascismo, ma è il riconoscimento del percorso fatto da una destra democratica nella nostra storia repubblicana. Ne andiamo fieri”. 

Giorgia Meloni si è perfino detta stanca” della polemica sulla permanenza nel simbolo del suo partito della fiamma tricolore che fu l’emblema del Movimento Sociale Italiano nato dalle ceneri del fascismo.

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Elezione diretta Colle da legislatura successiva

“FdI si batterà per il presidenzialismo, il Pd lo considera un pericolo per la democrazia. E gli italiani sceglieranno”. Giorgia Meloni ha anche spiegato i motivi di una scelta che serve a rendere “autorevole, forte, stabile e dunque molto più competitiva la Nazione”.

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Meloni ha detto a chi teme che nel mirino ci sia il capo dello Stato, Mattarella, che secondo Berlusconi a riforma varata dovrebbe dimettersi: “È stata fatta una gran polemica sul nulla. Non c’è nessuna dichiarazione di ostilità nei confronti di Mattarella. Il dubbio su cosa possa accadere dopo l’approvazione di una riforma ci può stare, ma noi pensiamo che la cosa più naturale e logica sia che una riforma di questa portata, che cambia l’assetto dei poteri, entri in vigore non a governo in carica, ma nella legislatura successiva”. 

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