Sicurezza: Meloni insegue Vannacci e sfida il Colle per recuperare i voti reazionari mentre i sondaggi si sgonfiano
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Sicurezza: Meloni insegue Vannacci e sfida il Colle per recuperare i voti reazionari mentre i sondaggi si sgonfiano

Dal governo è arrivato un segnale di apertura su uno dei punti più contestati. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riconosciuto la necessità di intervenire

Sicurezza: Meloni insegue Vannacci e sfida il Colle per recuperare i voti reazionari mentre i sondaggi si sgonfiano
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21 Aprile 2026 - 18.23


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Alla Camera dei deputati si accelera sul decreto sicurezza, tra tensioni politiche, dubbi tecnici e scontro istituzionale. La conferenza dei capigruppo ha fissato per le 16 di domani l’avvio delle dichiarazioni di voto sulla fiducia, cui seguiranno il voto stesso e l’esame dei 145 ordini del giorno presentati. Il calendario serrato punta a chiudere entro venerdì, ma il percorso resta accidentato.

Al termine della riunione, la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano ha illustrato le modifiche allo studio del governo, spiegando che la revisione della norma sul rimpatrio “elimina il riferimento alla rappresentanza legale, estende il contributo ad altri rappresentanti, come mediatori e associazioni, e lo riconosce a prescindere dall’esito del procedimento”. Quanto ai tempi, ha aggiunto: “Secondo me ci si inizia a lavorare da domani ma non possiamo approvarlo prima della conversione in legge di questo decreto”, indicando come probabile il via libera finale alla Camera entro “venerdì”, con un Consiglio dei ministri convocato, “presumo”, nello stesso giorno.

Il clima si è però surriscaldato già nel primo pomeriggio, quando nell’aula di Montecitorio è scoppiata la protesta delle opposizioni. Dopo il voto sulle questioni pregiudiziali, i deputati hanno occupato i banchi del governo, circondando le postazioni riservate ai ministri. Il parlamentare del Pd Arturo Scotto si è seduto tra i banchi dell’esecutivo ed è stato prima richiamato e poi espulso dal presidente di turno Fabio Rampelli, che ha invitato a riprendere i lavori prima di sospendere la seduta.

Dal governo è arrivato un segnale di apertura su uno dei punti più contestati. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riconosciuto la necessità di intervenire: “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione”, invitando al contempo l’aula ad approvare il testo. “Il governo andrà avanti con determinazione perché siamo convinti di essere sulla strada giusta”, ha aggiunto, ricordando che i rimpatri volontari assistiti non sono una novità: “certo un’invenzione di questo governo. Sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali. Sono un’alternativa a rimpatri forzosi che si effettuano dopo un previo trattenimento nei Cpr”.

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L’ipotesi di una correzione della norma sulla cosiddetta “remigrazione” è maturata dopo il confronto al Quirinale tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Senza modifiche, il capo dello Stato potrebbe anche decidere di non firmare il provvedimento, uno scenario che ha spinto la maggioranza a valutare un passaggio correttivo prima del ritorno al Senato, previsto entro sabato per evitare la decadenza del decreto.

Sulle osservazioni del Quirinale è intervenuto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha tagliato corto: “Non mi stupisco più di nulla”. E ha rilanciato l’obiettivo politico del provvedimento: “A me interessano i risultati, quindi che sia a norma di legge la stretta contro i ‘maranza’, contro chi porta in giro dei coltelli, che vengano velocizzate le espulsioni, i rimpatri e ridotto il numero di quelli che entrano”.

Sul fronte tecnico, però, emergono nuove criticità. La Ragioneria dello Stato ha bocciato la soluzione ipotizzata per riscrivere la norma contestata, segnalando l’assenza di coperture finanziarie. Nelle ultime ore prende quota l’idea di approvare il decreto nella sua forma attuale, nonostante il rischio di uno stop del Colle. “Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici” possibili, ma “non in questo provvedimento”, ha spiegato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.

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I dubbi sui conti non riguardano solo un punto specifico. In commissione Bilancio sono state sollevate perplessità anche su altre norme del decreto, alimentando le critiche delle opposizioni. “La relazione tecnica predisposta dalla commissione Bilancio della Camera solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il governo, nel corso dell’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate. Siamo di fronte a una situazione grave: il provvedimento rischia di approdare in Aula con questioni di legittimità costituzionale ancora aperte e, al tempo stesso, con coperture finanziarie incerte.

Una condizione che non è accettabile per un atto di tale rilevanza – ha dichiarato Maria Cecilia Guerra – Chiediamo al governo, di consentire al Parlamento di svolgere pienamente il proprio ruolo, permettendo un approfondimento serio e trasparente su quanto sta emergendo. Il quadro finanziario attuale è incerto e non garantisce un percorso in Aula ordinato e chiaro. Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del governo stesso”.

La seduta si è aperta tra richieste reiterate di chiarimento da parte delle opposizioni. “Lo scontro istituzionale” sul decreto sicurezza “non può essere banalizzato”, ha avvertito la capogruppo Pd Chiara Braga, mentre il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha parlato di un passaggio di “gravità straordinaria”. Dello stesso tenore le parole di Marco Grimaldi, secondo cui “I rilievi del Colle sono stati molto chiari”.

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Nonostante le tensioni, la maggioranza ha accelerato i tempi. Dopo nove interventi su 29, l’aula ha approvato la chiusura della discussione generale su richiesta del deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Vinci, che ha sostenuto come il decreto fosse già stato ampiamente discusso. Di segno opposto la posizione del M5S con Alfonso Colucci, che ha denunciato la mancanza di un vero esame in commissione: “Non abbiamo avuto modo in commissione di esaminare questo provvedimento e l’aula deve compensare, per dare una parvenza di dibattito parlamentare”. A sorpresa, si è espresso a favore della chiusura il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti. Nel rimpallo politico, il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ha respinto le accuse sull’origine dell’emendamento contestato: “Non è vero che la paternità dell’emendamento è nostra. Sapete come funziona, quando ci sono gli emendamenti del relatore li firmano tutti”.

Sul piano dei precedenti, si guarda al 2006, quando il governo guidato da Romano Prodi intervenne con un decreto urgente per cancellare il cosiddetto “comma Fuda”, evitando che producesse effetti controversi e ottenendo la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un precedente che torna ora al centro del dibattito mentre il decreto sicurezza si avvia verso un passaggio parlamentare decisivo, carico di incognite politiche e istituzionali.1x

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