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L'Anpi: "Condanniamo l'invasione di Putin, querele per chi dice che legittimiamo le sue bombe"

L'associazione nazionale partigiani si è trovata al centro di una serie di attacchi per aver criticato anche l'aggressività della Nato (come aveva fatto Prodi)

L'Anpi: "Condanniamo l'invasione di Putin, querele per chi dice che legittimiamo le sue bombe"

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27 Febbraio 2022 - 12.59


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L’Anpi è finito nel mirino perché nelle sue recenti dichiarazioni contro il riconoscimento delle repubbliche del Donbass e sull’invasione russa dell’Ucraina aveva criticato anche l’aggressività della Nato che ha contribuito a creare la sindrome da accerchiamento che Putin ha usato per legittimare l’ultra-nazionalismo e rispolverare tentazioni imperialista. Posizioni non dissimili da quelle espresse nei giorni scorsi da Prodi.

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Ha detto il segretario nazionale dell’associazione partigiani Gianfranco Pagliarulo: “L’attacco all’ANPI è un attacco al movimento per la pace. Leggo oggi su alcuni giornali un insieme di fake news e di diffamazioni, come per esempio un titolo su Il Tempo online: “I partigiani dell’ANPI abbracciano Putin: legittime le bombe sull’Ucraina”, di cui si occuperà il nostro ufficio legale per valutare gli estremi di una querela.

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Ricapitoliamo. Il 24 febbraio, poche ore dopo l’invasione russa, esce un comunicato che inizia così: “La Segreteria nazionale dell’ANPI condanna fermamente l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. È un atto di guerra che nega il principio dell’autodeterminazione dei popoli, fa precipitare l’Europa sull’orlo di un conflitto globale, impone una logica imperiale che contrasta col nuovo mondo multipolare, porta lutti e devastazioni”.Qualsiasi persona normale intende che l’ANPI condanna l’invasione senza se e senza ma.

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Il 22 febbraio, poche ore dopo il riconoscimento unilaterale del Donbass da parte di Putin, l’ANPI denuncia: “Siamo a un passo dal baratro. A chi governa la Russia, gli Stati Uniti, l’Ucraina, i Paesi dell’Unione Europea, il nostro stesso Paese, chiediamo un atto di responsabilità e di saggezza. Prima che sia troppo tardi. Il delirio bellicista va sconfitto dalla forza tranquilla di Paesi e popoli” e aggiunge “Il riconoscimento dell’indipendenza del Donbass da parte della Russia può portare il mondo a un passo dalla guerra ed è l’ultimo, drammatico atto di una sequenza di eventi innescata dal continuo allargamento della NATO ad est vissuto legittimamente da Mosca come una crescente minaccia”.

Con buona pace di tanti critici, il 22 febbraio era molto difficile condannare un’invasione avvenuta il 24 febbraio. Si trattava di stigmatizzare il riconoscimento unilaterale del Donbass individuando le ragioni per cui si era giunti a tale gravissimo gesto. Tali ragioni sono fra l’altro (ma non solo) il continuo allargamento della NATO ad est, cioè uno dei tanti errori commessi dopo la caduta del muro. Questa critica è propria di un ampio arco di politici e di personalità che avevano colto da tempo i pericoli di una politica occidentale di crescente confronto-scontro con la Federazione russa, cogliendo assieme, giustamente, il carattere autocratico del governo di Putin.

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Né è un mistero che dopo Maidan hanno imperversato in Ucraina bande armate naziste come Pravy Sector e Svoboda (primo nome: Partito socialnazionalista ucraino) e che da otto anni è in corso una guerra civile che vede Kiev bombardare il Donbass con l’esito di alcune decine di migliaia di morti. Una guerra di cui per otto anni si è parlato pochissimo sui media italiani.

Da ciò la nostra richiesta di un riconoscimento dell’autonomia del Donbass, previsto dai mai applicati accordi di Kiev, come unico modo per sventare la secessione, unilateralmente riconosciuta da Putin.

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Far finta che tutto ciò non sia mai successo, rimuovere l’evidenza, negare gli errori vuol dire indebolire il fronte della pace. La pace può vincere solo raffreddando le tensioni attuale col negoziato e la trattativa, e più in generale con una politica che garantisca la sicurezza dell’UE e della Federazione russa. Biden ha affermato ieri che l’alternativa alle sanzioni è la terza guerra mondiale. Le sanzioni sono probabilmente necessarie, ma ancor più probabilmente insufficienti. Se falliscono andiamo allegramente verso la guerra mondiale?

Siamo tutti uniti nel condannare aspramente l’invasione russa, ma c’è chi si mette l’elmetto e chi non se lo mette. L’ANPI e il movimento per la pace non se lo mettono, perché la guerra sarebbe una catastrofe per l’umanità. L’Italia deve stare lealmente e se necessario criticamente nella NATO. Ma le posizioni fieramente atlantiste” non aiutano. È difficile spegnere un fuoco versandoci sopra benzina.

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A ben vedere la posizione dell’ANPI e del movimento per la pace è molto semplice: no all’aggressione, immediato ritiro delle truppe russe, immediato cessate il fuoco, negoziato internazionale. Qualcuno forse dimentica che l’Italia ripudia la guerra.

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