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Quirinal-kaos: Berlusconi si auto-candida ma nonostante l'enorme potere mediatico...

Draghi si è addirittura definito “un nonno al servizio delle istituzioni” che possono evidentemente essere Palazzo Chigi o il Colle

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Berlusconi e Ruby

Nuccio Fava

14 Gennaio 2022


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Difficile non dirsi smarriti dianzi al modo in cui procedono, ancora in questa fase, le forze politiche del nostro paese, specie riguardo al problema certo non secondario dell’elezione del successore di Mattarella. Le uniche proposte in campo abbastanza precarie sono l’autocandidatura di Berlusconi, sempre abile e determinato, ma che nonostante l’enorme potere non solo mediatico di cui dispone difficilmente potrebbe raggiungere il quorum richiesto.

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Altro dato consolidato è la decisione da parte del Presidente Mattarella di uscire dal Quirinale, ribadita in ogni modo ed in infinite occasioni. Stimato e apprezzato dalla massima e amplissima parte di cittadini, forse anche per questa sua decisione di distacco dal potere e di tornare a fare il nonno a tempo pieno dopo aver svolto con saggezza ed equilibrio il suo servizio al paese. 

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In questi ultimi giorni, anche non pochi commentatori hanno riproposto la questione del ruolo di Mario Draghi e la singolare possibile alternativa: Draghi ancora a Palazzo Chigi o al Quirinale? Interrogativo ripetuto spesso come un ritornello – più o meno strumentale o per inettitudine politica – da notisti e uomini politici abili o burloni. Facendone quasi un atto di accusa al Presidente del Consiglio in carica il quale non sceglierebbe certo il suo ruolo futuro con un atteggiamento ambiguo e tattico. Francamente mi pare sbagliata e inaccettabile una simile critica. Con levità e una qualche ironia, Draghi si è addirittura definito “un nonno al servizio delle istituzioni” che possono evidentemente essere Palazzo Chigi o il Colle. Sarebbe in ogni caso un alto servitore della Repubblica sia nell’uno che nell’altro ruolo. Ovviamente avendo ben presenti le differenze e le diversità di funzioni. 

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Ma il vero problema che emerge inesorabile è se si vuole proseguire politicamente l’esperienza difficile e straordinaria con l’attuale maggioranza, quasi unanime intorno a Draghi, oppure aprire una crisi politica difficilissima e per nulla certa e sicura per fare un piacere a Berlusconi e un dispiacere enorme agli italiani e agli europei. Può apparire brutale ma questa sarebbe la conseguenza e comunque di particolare gravità perché, mentre tutti a parole hanno dichiarato di essere a favore di maggioranze ampie per il Quirinale senza mettere in discussione il difficile equilibrio del governo Draghi, finiscono per sbaraccare tutto con motivazioni deboli e strumentali. Gli italiani di sicuro non apprezzerebbero e si rischierebbe una crisi politica forse tra le peggiori

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