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L'andamento dei partiti politici nel 2021: ecco chi se l'è cavata meglio

Tra crisi di governo,insediamento di un esecutivo di unità nazionale, cambi di leadership che hanno coinvolto due dei maggiori partiti e un’importante tornata di elezioni amministrative: la Supermedia dell'anno

L'andamento dei partiti politici nel 2021: ecco chi se l'è cavata meglio
Enrico Letta, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte

globalist

31 Dicembre 2021 - 10.56


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Un altro anno è passato per la politica italiana: ma come è stato il 2021? Si è chiuso senza ombra di dubbio un anno ricco di eventi in cui la politica italiana non si è fatta mancare quasi nulla: una crisi di governo, l’insediamento di un esecutivo di unità nazionale, cambi di leadership che hanno coinvolto due dei maggiori partiti e un’importante tornata di elezioni amministrative, il tutto portando avanti una campagna vaccinale con cui sono stati vaccinati oltre l’80% degli italiani e che sembrava – almeno fino all’arrivo della quarta ondata, spinta dalla variante Omicron – averci fatto uscire dall’emergenza Covid.

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Tutto questo non poteva non avere forti ripercussioni sullo stato di salute delle varie forze politiche. In queste ultime ore del 2021, proviamo quindi a tracciare un bilancio di come si sono evoluti i consensi ai partiti nei 12 mesi passati. Per farlo, mettiamo a confronto la nostra ultima Supermedia (ulteriormente aggiornata rispetto a quella di una settimana fa) con la prima dell’anno, datata 14 gennaio. Poiché la nostra Supermedia mette insieme i sondaggi effettuati nei 15 giorni precedenti, questi numeri ci dicono cosa è cambiato tra le prime due settimane del 2021 e le ultime due settimane dell’anno.

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Da questo primo confronto “secco” emergono chiaramente dei vincitori e degli sconfitti. Cominciamo dagli sconfitti, anzi dallo sconfitto principale, che sembra essere la Lega: rispetto a inizio anno, il partito di Salvini ha perso infatti ben 4 punti e mezzo. Non è andata benissimo nemmeno all’altro Matteo, quel Renzi artefice della crisi del governo Conte II, la cui Italia Viva è passata dal 3,3 al 2,2 per cento (anche se in questo caso la variazione è decisamente meno significativa rispetto a quella della Lega).

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Sempre a prima vista, i “vincitori” apparenti sono (quasi) tutti gli altri partiti. A cominciare da Fratelli d’Italia, che nel corso del 2021 è cresciuta di oltre 3 punti passando dal 16,3% al 19,6%. Ma anche il Partito Democratico, che si è irrobustito tornado stabilmente sopra il 20% e riconquistando la palma di primo partito (cosa che non accadeva dal 2017). Anche quello del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia sembra un bilancio positivo, con entrambi i partiti che fanno registrare valori più alti rispetto a gennaio.

Le cose però, come sa bene chi ha seguito con attenzione i fatti politici di questo 2021, sono meno nette di quanto appaia a prima vista. I rapporti di forza tra i partiti si sono rimescolati in modo a tratti caotico, con dei saliscendi spesso intrecciati tra loro, aprendo la porta a molti esiti possibili e permeando lo scenario di una quasi costante incertezza.

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Lo si vede bene con il nostro grafico animato, che mostra l’andamento altalenante del consenso ai primi 5 partiti nel corso degli ultimi 12 mesi. In particolare, per ciò che riguarda le prime 3 posizioni, non si può certo dire che siano mancati i colpi di scena: ad animare la “competizione” è stata soprattutto la rimonta di FDI, che aveva iniziato l’anno come terzo partito e che – dopo aver “contenuto” la rimonta del M5S – ha superato prima il PD e poi, in estate, ha scalzato la Lega dal primo posto, per poi perderlo a novembre a vantaggio dei democratici che avevano a loro volta superato la Lega a cavallo delle elezioni amministrative. Cominciamo proprio dal PD nel tracciare un bilancio “ragionato” di ciascuna forza politica.

Partito Democratico
Valore massimo: 21,7% (21 dicembre)
Valore minimo: 17,6% (17 marzo)

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I democratici chiudono il 2021 come primo partito con più del 21% dei consensi. Un bilancio decisamente positivo, considerato che a inizio anno il PD era sotto il 20% e staccato di oltre 3 punti dalla Lega. Il PD, inoltre, è stato in un primo momento il partito più colpito dalla crisi di governo sfociata nell’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi: le critiche alla linea del partito per come era stata gestita quella fase hanno portato alle dimissioni del segretario Nicola Zingaretti. Ed è stato proprio in quella fase (inizio marzo) che i democratici hanno conosciuto una forte flessione nei consensi, a vantaggio del M5S. Con l’arrivo di Enrico Letta alla segreteria, e soprattutto con le importanti vittorie nelle maggiori città d’Italia in occasione delle elezioni amministrative di ottobre, il PD ha recuperato il terreno perduto con gli interessi, issandosi oltre il 21%. Per il 2022 la sfida è mantenere questo primato, senza però togliere troppi consensi ai potenziali alleati di oggi e di domani in vista delle prossime elezioni politiche.

Fratelli d’Italia
Valore massimo: 20,7% (9 settembre)
Valore minimo: 16,1% (4 febbraio)

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Anche per Fratelli d’Italia il bilancio dell’anno è positivo. Certo, la crescita è stata meno impetuosa rispetto a quella registrata nel 2019 e nel 2020, ma questo è dovuto al fatto che FDI ha raggiunto ormai livelli di consenso talmente elevati che è divenuto persino arduo immaginare di andare oltre. L’arrivo del Governo Draghi ha consentito a FDI di ritagliarsi il ruolo di “unica opposizione” (o quantomeno l’unica dotata di un peso rilevante in termini politici e parlamentari) e di beneficiarne incrementando ulteriormente i propri consensi a scapito della Lega di Salvini, incastrato nella scomoda posizione di partito di lotta e di governo. Le elezioni amministrative di ottobre, però, con la pesante sconfitta di Enrico Michetti (candidato di Giorgia Meloni) a Roma, hanno un po’ ridimensionato FDI, che ha perso la palma di primo partito “virtuale” recentemente conquistata e si ritrova ora a doversi nuovamente contendere con la Lega quella di prima forza del centrodestra.

Lega
Valore massimo: 23,6% (gennaio-febbraio)
Valore minimo: 18,4% (25 novembre)

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L’abbiamo definita “il grande sconfitto” di questo 2021, ma tuttavia non si può dire che la Lega abbia mostrato uno scarso dinamismo nell’anno che si è appena concluso. Di certo, la scommessa fatta da Salvini, ossia quella di appoggiare il Governo Draghi, sembra non aver pagato in termini di consensi, se è vero che da quando si è insediato il nuovo esecutivo il Carroccio ne ha persi in modo graduale ma costante. Eppure, nelle condizioni date (e visto l’elevata popolarità che i sondaggi attribuiscono al premier) forse l’alternativa avrebbe avuto effetti persino peggiori, mettendo a rischio l’unità del partito e aprendo una spaccatura tra “governisti” (Giorgetti, ma anche i potenti governatori leghisti) e “movimentisti”. Se si considera che la Lega è stata anche colpita da uno scandalo – poi risultato del tutto privo di risvolti penali – che ha riguardato il social media manager dello stesso Salvini alla vigilia delle amministrative, il 19% di cui il partito chiude il 2021 non sembra poi nemmeno un risultato così negativo. In attesa – anche qui – della delicata partita del Quirinale.

Movimento 5 Stelle
Valore massimo: 17,2% (20 maggio)
Valore minimo: 14,2% (14 gennaio)

Se si guarda solo ai numeri, il saldo del M5S è – come detto – positivo. A un’analisi più approfondita, però, il 2021 è stato un anno decisamente avaro di soddisfazioni per il partito (fu movimento) fondato da Beppe Grillo. A gennaio, infatti, nonostante i consensi sotto il 15%, il M5S era ancora il principale partito di maggioranza, quello con la rappresentanza governativa nettamente più forte e con il leader “in pectore” più popolare (Conte). La caduta del Conte bis ha in un primo momento portato nuovi consensi verso i pentastellati, complice anche la crisi che ha investito il PD nelle settimane successive e lo “scongelamento” di Conte, divenuto infine ufficialmente leader a tutti gli effetti del M5S.

Inoltre, i grillini hanno conservato dei posti di peso anche nel nuovo esecutivo guidato da Draghi (sia pure pagando con malumori e fuoriuscite la scelta di appoggiare il governo dell’ex presidente della BCE). La primavera del Movimento è però durata poco: con i mesi è divenuto sempre più evidente il suo essere il più debole dei “big four” della politica italiana – in termini di consensi ma anche di peso politico – e nemmeno la nuova leadership di Conte è riuscita a invertire la tendenza. Le pesanti sconfitte rimediate alle amministrative non hanno aiutato, e ora il 2022 rappresenta un anno decisivo per quello che a inizio legislatura era il primo partito: sarà l’anno della riscossa o del declino definitivo?

Forza Italia
Valore massimo: 8,2% (gennaio-marzo)
Valore minimo: 6,9% (21 ottobre)

Forza Italia merita un approfondimento particolare. Non tanto per il suo consenso, rimasto sostanzialmente stabile per tutto il 2021 tra il 7 e l’8 per cento, quanto per il ruolo giocato sul piano istituzionale. Con la caduta del Conte II, Forza Italia è stata decisiva nel far nascere il Governo Draghi, in qualche modo “trascinando” con sé anche la Lega nella nuova maggioranza e rafforzando il suo profilo di forza di centrodestra moderata e di governo. In virtù della sua forte rappresentanza parlamentare, sono di Forza Italia alcuni dei ministri più “pesanti” del Governo Draghi (si pensi a Brunetta), e portano la firma di FI anche le – poche – soddisfazioni per il centrodestra venute dalla tornata elettorale di ottobre (la Calabria, Trieste). In vista delle elezioni per il Colle, inoltre, l’unico candidato “esplicito” è Silvio Berlusconi, fondatore e leader di Forza Italia, su cui peraltro si è registrata la convergenza – perlomeno a parole – di tutto il centrodestra, da FDI ai centristi. Nonostante un consenso molto lontano dai suoi giorni migliori, insomma, ci sono tutti i presupposti perché FI possa giocare un ruolo determinante anche nel 2022.

Gli altri
Alle spalle dei partiti maggiori, la galassia dei “nanetti” (come li chiamava il politologo Giovanni Sartori) non si è resa protagonista di colpi di scena degni di nota. Anche quest’anno, nella nostra Supermedia abbiamo tenuto conto solo dei partiti che sono stati monitorati da tutti (o quasi) gli istituti demoscopici, e che hanno fatto registrare un consenso stabilmente superiore all’1-1,5%: Azione, Italia Viva e Più Europa, Verdi, Articolo 1-MDP e Sinistra Italiana.

Il partito di Carlo Calenda si è distinto per essere stato costantemente, settimana dopo settimana, il “best of the rest”, oscillando tra il 3 e il 4 per cento, dato che lo renderebbe ad oggi l’unico tra i piccoli partiti in grado di superare la soglia di sbarramento (3%) prevista dalla legge elettorale vigente, senza ricorrere a cartelli e/o fusioni. D’altro canto, ci si poteva forse aspettare che Azione beneficiasse di un certo aumento di consensi dopo il buon risultato dello stesso Calenda (20%) alle amministrative di Roma – aumento che per ora non sembra esserci stato.

Un cenno va fatto anche alle forze che si muovono sul lato sinistro dello spettro politico e parlamentare: a inizio 2021 infatti i sondaggi registravano un unico dato per queste forze, un dato di poco superiore al 3%; con l’avvento del Governo Draghi, però, le strade di Sinistra Italiana (Fratoianni, all’opposizione) e Art. 1-MDP (Speranza-Bersani, in maggioranza) sono tornate a dividersi, e da allora anche i sondaggi hanno preso a considerarle due forze distinte: nessuna delle due, ad ogni modo, è mai andata molto oltre il 2%, e ad oggi la somma dei consensi di questi due partiti (3,9%) non è particolarmente superiore a quello registrato in gennaio. C’è da scommettere che nel 2022, con l’approssimarsi della fine della legislatura, assisteremo a diverse operazioni di fusione/federazione all’interno della “galassia dei piccoli”, a sinistra ma anche al centro.

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