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Il monito di Letta sulle trame di Berlusconi: "Chi pensa di eleggere il presidente a 505 voti è fuori dalla realtà"

Il segretario del Pd: "Ci può essere una maggioranza più larga, non più stretta, altrimenti il governo cadrebbe".

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globalist

30 Dicembre 2021


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Un monito perché la destra sta puntando sul serio all’indecente elezione di Silvio Berlusconi.

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“Su un’eventuale ipotesi Draghi al Colle, come sugli altri nomi che garantiscono ampio consenso, decideremo tutti insieme e al momento debito, la mia personale opinione non conta. Quel che so per certo è che Draghi va comunque protetto e tutelato per il bene del Paese”.

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Lo ha affermato il segretario del Pd Enrico Letta

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“Chi ha detto di non volere Draghi al Quirinale ha aggiunto di volerlo ancora a Palazzo Chigi. Ritengo, per essere chiari, che noi dobbiamo tenercelo stretto, in un modo o nell’altro. Quello che Draghi sta portando all’Italia è enorme. Siamo un Paese che ha visto crescere il suo principale handicap, il debito pubblico, del 25% in poco più di un anno. In questo senso Draghi è un’assicurazione sulla vita”.

“Il 13 gennaio dirò alla direzione del Pd e ai gruppi parlamentari che la via maestra è la continuità di governo e la stabilità. Il 2022 non può essere un anno elettorale, non possiamo permetterci almeno cinque mesi di interruzione dell’attività di governo. Quindi c’è bisogno di una larghissima maggioranza, un capo dello Stato non divisivo e non eletto sul filo dei voti”. 

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“Il governo – fa notare ancora Letta – è sostenuto dal 90% delle forze parlamentari, sarebbe totalmente contraddittorio restringere il campo. Ci può essere una maggioranza più larga, non più stretta, altrimenti il governo cadrebbe”. Se toccasse a Draghi essere candidato al Colle, poi, dopo, “servirebbe una sorta di doppia elezione, un accordo contestuale anche sul nome del sostituto”.

Berlusconi invece “non è candidato ufficialmente, quindi per me non è in campo. Certo il profilo che ho delineato per la figura del capo dello Stato non va nella sua direzione”. In questa fase con la politica alla ricerca di punti fermi è “naturale che tutti parlino con tutti, ma l’attuale Parlamento è una somma di debolezze. Nessuno può pensare di trarre vantaggi da questa situazione. Chi pensasse di eleggere il presidente a 505 voti sarebbe privo di senso della realtà. Non credo a forzature, è un momento in cui logica e buon senso possono prevalere”.

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