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Per il Financial Times esiste un "effetto Draghi": ecco perché fa calare lo spread

Il giornale britannico evidenzia "La sua capacità leggendaria di contenere i costi di indebitamento nella zona euro gli conferisce lo stesso potere sui titoli di Stato italiani"

Mario Draghi
Mario Draghi

globalist Modifica articolo

3 Giugno 2021 - 10.14


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Da quando c’è Draghi in Italia non si parla quasi più di spread. Per il Financial Times è proprio la sua presenza a creare una sorta di “effetto Draghi”, che si ripercuote anche sui mercati obbligazionari: l’ex governatore della Bce, che ha sviluppato “una capacità quasi leggendaria di contenere i costi di indebitamento dei governi della zona euro”, da quando è diventato premier a febbraio ha esercitato lo stesso potere sui titoli di Stato italiani. È quanto si legge in un’analisi del Financial Times, che sottolinea come i prezzi delle obbligazioni italiane siano aumentati, riducendo i costi di finanziamento, quando Draghi da ex banchiere centrale “ampiamente accreditato per aver ‘domato’ la crisi del debito dell’eurozona un decennio fa è diventato un uomo politico”. Dopo una breve oscillazione nelle ultime settimane, mentre gli investitori erano preoccupati che la Bce potesse presto iniziare ad abbandonare le misure di stimolo per l’emergenza contro la pandemia, i rendimenti sui titoli italiani sono tornati ai minimi in un mese.
Gli investitori hanno dato il loro sostegno ai piani del primo ministro per una riforma della burocrazia italiana anche grazie a 205 miliardi di euro di fondi Ue per la ripresa. Lo spread tra il Btp italiano e l’omologo Bund tedesco è di poco superiore a un punto percentuale, non molto al di sopra del minimo quinquennale di febbraio. “C’è sicuramente una visione del mercato secondo cui Draghi non può sbagliare. E secondo cui tutto ciò che tocca si trasforma in oro”, ha affermato James Athey, gestore di portafoglio obbligazionario presso Aberdeen Standard Investments.
Alcuni gestori di fondi percepiscono un’opportunità per scuotere l’Italia dopo decenni di torpore e bassa crescita. Secondo il Ft, stanno scommettendo che la stabilità fornita dalla coalizione di unità nazionale di Draghi diventi lo sfondo ideale per il programma di riforma, poiché l’Italia ha a disposizione una delle quote maggiori del piano di ripresa europeo da 750 miliardi. Il governo italiano ha istituito una task force per sorvegliare l’erogazione del denaro e ha introdotto misure per snellire la burocrazia e accelerare lo sviluppo delle infrastrutture. “Questo è esattamente ciò di cui l’Italia ha bisogno per affrontare i suoi problemi a lungo termine – ha osservato Gareth Colesmith, di Insight Investment – si tratta di una spesa fiscale finalizzata alle giuste riforme. Ecco perché siamo positivi sull’Italia”.
Il dato sullo spread italiano ha ripercussioni oltre confine. Essendo il più grande mercato dei titoli di Stato dell’eurozona – e uno dei più rischiosi – l’Italia dà il tono agli asset ad alto rischio in tutto il blocco. Secondo Andrea Iannelli, direttore degli investimenti di Fidelity International, per ora “l’effetto Draghi” ha contribuito a nascondere le preoccupazioni per il consistente debito pubblico italiano, che supera il 160% del Pil.
Ma su questo fronte forse i mercati sono troppo ottimisti, ha aggiunto Iannelli. Una cosa sono i programmi, un’altra è distribuire miliardi di investimenti, fatto che potrebbe riaccendere i conflitti politici. “Non sarà una navigazione semplice”, ha proseguito nella sua analisi Iannelli. “E la navigazione tranquilla è qualcosa che il mercato ha valutato”.
Finché la Bce riterrà che l’Italia sta facendo riforme nella giusta direzione, continuerà comunque a fornire il suo supporto. Per Gareth Colesmith, economista di Insight Investment, Draghi non dovrebbe andare avanti come primo ministro oltre le prossime elezioni. Secondo Chiara Cremonesi, strategist di UniCredit, i mercati potrebbero presto iniziare a preoccuparsi per ciò che potrebbe seguire all’attuale coalizione di governo. “Gli investitori sono positivi su Draghi, quindi sono ovviamente preoccupati per quanto durerà il suo governo”, ha detto.
UniCredit non si aspetta elezioni nel 2022, ma un “aumento della tensione politica” potrebbe riportare gli spread al livello di circa 1,2 punti percentuali raggiunto prima dell’arrivo di Draghi.
La relativa calma nei mercati dipende poi anche dalla Banca centrale europea e dal suo sostegno ai mercati attraverso il programma di acquisto di obbligazioni pandemiche da 1,85 trilioni introdotto dal successore di Draghi, Christine Lagarde. Il sell-off obbligazionario dell’eurozona a maggio, che ha ampliato gli spread italiani aumentando anche i rendimenti tedeschi, mostra quanto i mercati siano diventati sensibili a qualsiasi voce di “tapering” anticipato.

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