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Prodi attacca Salvini: "È proprio come Bertinotti. Draghi? Faccia presto"

L'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha parlato dei partiti al governo e del Premier Draghi. E poi ha paragonato Salvini a Bertinotti

Romano Prodi
Romano Prodi

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24 Aprile 2021 - 08.44


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L’ex Premier, Romano Prodi, durante un’intervista al Corriere della Sera, ha parlato delle tensioni nell’attuale governo italiano.
A finire nel suo mirino è stato il segretario della Lega, Matteo Salvini, che lo storico leader del centrosinistra ha paragonato a Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione comunista, al governo proprio con Prodi nel 1996.

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Salvini si è imbertinottato…”… “si è messo nella scia di Bertinotti”. Quell’esito dell’esperienza di Governo del 1996 non è mai andata giù a Romano Prodi che ha messo in guardia Mario Draghi dalla “sindrome classica delle coalizioni” che potrebbe vedere stavolta il leader della Lega nei panni del segretario di Rifondazione comunista.

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Il Professore ha spiegato: “Fai una scelta drastica, come quella di Bertinotti di coalizzarsi con l’Ulivo. Poi cominci a perdere consensi e la cosa ti fa diventare matto. E allora alzi la posta. Ti impunti anche sul niente, ogni giorno di più. Ma attenzione: questo fa perdere voti, non guadagnarli”.

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E fa cadere i Governi, “ma Draghi ha molte più riserve. È una grande differenza” spiega Prodi, che già agli albori dell’ascesa dell’ex numero uno della Bce avvertiva che gli italiani spesso “attendono un salvatore per poi crocifiggerlo”. In questo caso Salvini “non crocifigge Draghi solo perché non ha il martello. Ma alza la posta. Fa prevalere il suo interesse di parte”.

Come fece con Giuseppe Conte, a Mario Draghi consiglia di “fare presto. Ma ha più tempo per vedere e mostrare al Paese i risultati positivi della sua azione, anche se tra pochi giorni, poche ore dovrà presentare il suo piano a Bruxelles. Con Conte si percepiva una tensione montante”. La sfida è la crescita con le riforme per una gestione del debito, che ”è un rischio enorme” spiega Prodi,

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Capitolo Pd. Ora l’Enrico Letta, “tutti conoscono il rapporto di amicizia e fiducia che ho verso Enrico: lo chiamai a Palazzo Chigi come sottosegretario che era un ragazzo. Ebbene, il ragazzo è cresciuto. In Europa si è rafforzato e accreditato. E io, da spettatore più che da protagonista, per quanto angosciato dal debito che cresce, sono fiducioso: al Quirinale, a Palazzo Chigi e nel Pd ci sono le persone che più stimo. Se l’Italia non vince ora non vincerà mai”.

Tra nove mesi si vota per il Quirinale, con Sergio Mattarella che sembra indisponibile a un secondo mandato.
“Se si parla di indisponibilità, ne ha un’altra, la mia. Non ho l’età, come cantava Gigliola Cinquetti: nel senso però che ne ho troppa, quasi 82 anni. E poi sono stato un uomo di parte, e in fondo lo sono ancora. Credo che su Mattarella influiranno la sua volontà e gli eventi. Personalmente lo sento il mio presidente della Repubblica. Mi rende tranquillo e credo che renda tranquilla l’Italia”.

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