Carla Nespolo dell’Anpi: “I partigiani esercitano la memoria contro il fascismo, venite con noi”

La presidente dell’associazione interviene per il tesseramento del 22 e 23 febbraio: “Con i fascisti basterebbe adottare davvero la Costituzione e applicare le leggi Scelba e Mancino”

Carla Nespolo in una foto dell’Anpi di Verona

Carla Nespolo in una foto dell’Anpi di Verona

Desk 11 febbraio 2020
di Stefano Miliani

“Il fascismo ha significato orrori, razzismo e discriminazioni e la Costituzione parla chiaro: basterebbe adottarla davvero, e applicare le leggi Scelba e Mancino, per mettere fuori legge ogni formazione neofascista. Ma siamo obiettivi: lo abbiamo visto nelle piazze piene che cantavano Bella ciao, la gran maggioranza degli italiani è antifascista. E i giovani con noi aumentano”. La combattiva presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Carla Nespolo a fronte della recrudescenza degli episodi fascisti rilancia l’appello dell’Anpi e di altre associazioni in occasione della nuova campagna per associarsi all’Anpi che culmina con le “Giornate Nazionali del Tesseramento 2020 nelle piazze di tutta Italia (clicca qui per sapere dove) del 22 e 23 febbraio, anche se naturalmente resta possibile associarsi anche oltre quei giorni.

Presidente, perché fate questa campagna per il tesseramento? E quanti siete?
Abbiamo circa 120-125mila iscritti. Tutti gli anni facciamo una campagna per un nuovo tesseramento perché ci teniamo a che questi si rinnovino e aumentino e, infatti, crescono anno dopo anno. La facciamo anche perché in questo modo in tante città, paesi e fabbriche con i nostri gazebo e banchetti incontriamo le persone, è anche un grande contatto di massa.
I giovani iscritti aumentano?
Non abbiamo ancora chiuso i conti del 2019 con esattezza però sicuramente abbiamo un significativo aumento giovanile.
A cosa è dovuto?
Al fatto che il nostro obiettivo è rendere sempre vivi e attuali i valori della Resistenza, della nostra lotta di liberazione: la pace, la lotta contro il razzismo e le discriminazioni, i diritti sociali, il lavoro. Tutto ciò entra nell’alveo di quelle forze non politiche ma sociali, di quelle correnti di pensiero, ormai tante, che alla politica urlata, alle fake news, al razzismo diffuso a piene mani per troppo tempo, preferiscono il ragionamento, il rispetto dell’altro, quelle forze che vogliono una ripresa dei valori fondativi della Costituzione.
La Costituzione vieta la rinascita del partito fascista.
Sì alla dodicesima disposizione.
Ma di recente il tribunale civile di Chieti ha condannato Facebook a pagare 15mila euro più 8mila per le spese di giudizio a CasaPound. La società di Zuckerberg aveva rimosso una foto di Mussolini e una della bandiera della Repubblica di Salò. Secondo quanto riferito dall’avvocato della formazione di estrema destra, il giudice avrebbe “osservato che egli è stato Capo di governo dello Stato italiano e come tale è stato riconosciuto nella Comunità giuridica internazionale”.
Conosco la sentenza e colgo l’occasione per esprimere tutta la mia solidarietà ai dirigenti di Facebok. Hanno fatto bene a chiudere siti che inneggiano al fascismo. Rispetto le opinioni dei giudici ma mi tengo la mia: la Costituzione è antifascista nel suo dettato, lo dice esplicitamente, rifiuta la ricostituzione del partito fascista.
La sentenza non è segno di un clima politico diffuso? Tanto per citare un caso tra tanti a cadenza ormai quotidiana, a Torino lo storico sulle foibe Enrico Gobetti doveva semplicemente parlare in un incontro pubblico e forze di estrema destra volevano impedirlo.
Bisogna guardare l’insieme. Intanto ci sono anche sentenze in direzione opposta a quella di Chieti. Sulle foibe abbiamo fatto convegni storici seri e la destra le usa solo a scopo propagandistico. Ma la base è applicare la legge Scelba (condanna l’apologia del fascismo, ndr) e la legge Mancino (condanna gesti, azioni e slogan collegato al nazifascismo, ndr) e si deve dare interpretazione della dodicesima disposizione della Costituzione: è chiaro che sulla sentenza di Chieti ha ragione Facebook. Riguardo a Gobetti, è uno dei migliori storici a occuparsi di foibe e fascismo sul confine orientale ed esprimo la nostra solidarietà nei suoi confronti: quando non si rispetta la cultura già si è un po’ fascisti.
Eppure dal nord al sud si registrano ovunque episodi di slogan e deturpazioni fasciste. Il clima sociale è cambiato? Non c’è un pericolo per la democrazia?
La base è mettere queste forze fuori legge. Non lo diciamo solo noi, siamo 23 associazioni e abbiamo lanciato un appello affinché sia applicato il senso profondo della Costituzione. Naturalmente ci sono giudici che la pensano in un modo e giudici che la pensano in un altro, ma non sono del suo parere, cioè che nell’opinione pubblica ci sia una recrudescenza. La destra si fa sentire, vediamo il saluto romano nel municipio di Gorizia, però è altrettanto vero che dal nord al sud abbiamo visto piazze riempite cantando Bella ciao. Cerchiamo di essere obbiettivi: certamente il rischio non è da sottovalutare e va combattuto prima di tutto chiedendo il rispetto delle leggi che ci sono. Tornando alla sentenza di Chieti, non vedo come si possa dire che Mussolini sia stato un capo di Stato riconosciuto ma non applicare la legge Scelba. Però allo stesso tempo l’opinione pubblica a mio parere è di gran lunga in maggioranza antifascista.
Prima diceva dei giovani: perché li cercate?
Li vogliamo molto impegnati, è fondamentale trasmettere alle nuovi generazioni la memoria della Resistenza, dire cosa ha significato il fascismo con il suo carico di razzismo, disciminazioni e orrori. Chi conosce la storia sceglie liberamente, non perché suggestionato da parole d’ordine muscolose. Quindi contro il fascismo esistono due strade: da un lato il rispetto della legalità, dall’altra una cultura che faccia memoria.