I parlamentari M5s contro Di Maio: se il 'capo' farà altre bizze sarà rivolta

Tra deputati e senatori cresce l'insofferenza verso Giggino e i suoi boys che cercano di ostacolare il lavoro di Conte mentre fanno finta di appoggiarlo

Di Maio

Di Maio

globalist 31 agosto 2019

L’arroganza di Di Maio è una mossa studiata a tavolino da Giggino e dai suoi ‘boys’ che cercano disperatamente di salvare le loro poltrone e pensano che la strategia migliore sia quella dell’aggressività.


In altri termini, più si abbaia, più il Pd fa un passo indietro.


Ed è così che sono andate le cose, almeno fino alla sparata del capetto grillino, il cui ultimatum è costato diversi milioni di euro sia per il crollo della borsa che per la crescita dello spread. Perché questi incompenti - di cui Di Maio è il capofila - stanno giocando al governo come i ragazzini giocano al medico e all’infermiera senza valutare i danni che le loro scomposte sparate provocano.


Eppure nei nefasti mesi del governo giallo verde perfino Draghi si era scomodato per dire che dichiarazioni troppo avventate avevano effetti negativi su borse e risparmi, ma tant’è.


Ma torniamo a Di Maio e ai suoi strappi che hanno irrigidito il Pd e anche il premier Conte.


Come spiegano numerose e qualificate fonti interne al M5s in questo momento dentro al Movimento sono aperte tre partite.


La prima è la più evidente, ossia la progressiva delegittimazione del giovinetto di Avellino che ha in poco tempo disperso un vero e proprio patrimonio politico e portato M5s su posizioni di estrema destra (che una spruzzata di decreto dignità non può certo controbilanciare). Ora mentre Di Maio ha raccolto solo schiaffi e ha fatto politicamente da sponda al fascistume dilagante e alle campagne di odio e razzismo, sta prepotentemente emergendo la stella di Giuseppe Conte. E al di là dei sorrisetti di circostanza a Di Maio e ai suoi boys la cosa va di traverso.


Da qui l’esigenza di smarcarsi, puntare i piedi e cercare la visibilità perduta dal un lato e rifarsi una verginità politica dopo aver fatto il cameriere di Salvini.


Con il suo diktat Di Maio ha voluto far sapere che lui deve essere ancora il protagonista.


L’altra faccia della medaglia sono i gruppi della Camera e del Senato, nel quale la stragrande maggioranza non sopporta più il Capetto e i suoi metodi arroganti.


Molti si rivolgono al timido Roberto Fico chiedendo una sponda che quasi mai arriva. Altri hanno di fatto nominato per acclamazione Conte il loro leader e girano documenti (che al momento la censura interna riesce a bloccare) pieni di critiche verso Giggino e i suoi.


Del resto il livello di sopportazione è ai minimi, soprattutto in un rapporto tra capi e gruppi parlamentari nel quale i primi decidono, fanno e disfano e i secondi sono liberi - si fa per dire - di votare le decisioni già prese dall’altro oppure finire davanti ai probiviri.


Visti i disastri questo giochetto non funziona più e anche in queste ore parlamentari e senatori M5s sono stati di essere i soldatini manovrati per i giochi di Giggino e dei suoi boys che, accusano, poco hanno a che fare con il bene dell’Italia e del Movimento e molto più in favore delle loro poltrone e posizioni di potere che non intendono assolutamente mollare.


La prova plastica si è avuta nella recita - perché di recita si tratta - delle veline pro-Giggino che la Comunicazione grillina ha propinato. La prima era racchiusa nello slogan “Chi attacca Di Maio attacca tutto il M5s”, la seconda era di approvazione dell’ultimatum.


Basta fare un giro e vedere chi sono state le persone più zelanti nel rilanciare le veline del movimento e si capirà chi siano i boys.


“Tutta gente con il culo appeso”, dicono ironizzando alcuni deputati grillini. Ossia i miracolati che tentano grazie a Giggino di non mollare la poltrona o avere qualcosa in cambio di Comte bis.


Che succederà? Difficile dirlo. Ma sicuramente se dento M5s ci fossero meccanismi di reale democrazia interna Di Maio sarebbe immediatamente estromesso.


Ma gli unici che hanno potere sono Grillo (che ora si è messo a fare l’aventiniano) e Casaleggio.
Gli altri, alla faccia dell’uno vale uno, mugugnano. Ma la bomba potrebbe scoppiare, con i gruppi parlamentari che a maggioranza escono allo scoperto.


Vedremo.