Salvini scappa dalle contestazioni in Sardegna dopo le bugie ai pastori

Uno dei leader della protesta dei pastori: “Sta facendo il conquistatore della patria e quindi pensa forse che dopo le Regionali siamo stati conquistati".

Salvini durante la campagna elettorale per le regionali sarde

Salvini durante la campagna elettorale per le regionali sarde

globalist 12 agosto 2019
"Forse teme che lo buttiamo a mare". Gli allevatori sardi sono di nuovo sul piede di guerra: il prezzo del latte non toccherà un euro al litro come promesso: "Salvini ha cavalcato l'onda, ma se ci gira la bussola..."
Come racconta il collega Claudio Paudice sull'Huffingtonpost: “Fino a Ferragosto vi aspetto lungo le coste della nostra splendida Italia, soprattutto nelle perle del nostro Sud”. Il Governo è caduto, ma il Beach Tour è confermato: tre mari diversi, una dozzina di stabilimenti lungo le coste più belle dislocati in otto regioni del Centro Sud. Tranne una: nella sua tournée di comizi balneari partita da Sabaudia, Matteo Salvini si è tenuto alla larga dalla Sardegna, anche se l’isola nulla ha da invidiare alle altre “perle” italiane, anzi. E pensare che nel recente passato il ministro in campagna elettorale permanente e autoproclamata ha mostrato particolare empatia per il popolo sardo, seppur in sospetta prossimità degli appuntamenti elettorali come le Regionali. Ma soprattutto, ha cavalcato la protesta dei pastori nel momento di massima tensione, a febbraio scorso, scesi in strada contro il crollo del prezzo del latte di pecora. “Non mi alzerò dal tavolo fino a quando l’importo non sarà di un euro al litro”, promise durante la trattativa tra allevatori e trasformatori per aumentare il compenso dagli irrisori 60 centesimi. Poi il ministro si alzò, il costo del latte no: fu fissato a 74 centesimi con la promessa che a novembre avrebbe raggiunto la soglia di un euro, di pari passo con l’auspicato incremento del prezzo del pecorino romano, che gli industriali nei mesi precedenti avevano prodotto in eccedenza in barba alle quote assegnate, facendone crollare il prezzo e di riflesso affossando quello del latte. 

“Il piano è una brutta copia del precedente, con deroghe che alla fine consentono di aggirare le soglie assegnate a ciascuna impresa. A noi serve un piano per valorizzare il prodotto, non per svenderlo”, dice all’HuffPost Nunneddu Sanna, uno dei leader della protesta dei pastori. “Attenti, perché se ci gira la bussola torniamo in strada a sversare”. Quanto a Salvini, “ha cavalcato l’onda senza conoscere come funziona la filiera: infatti aveva promesso che il prezzo del latte sarebbe salito subito a un euro, ma poi ha capito che le cose sono più complesse di così”, continua Sanna. 


Ma aggiunge: “Sia chiaro, noi non chiediamo subito un euro, vogliamo però una riforma del sistema che ci metta al riparo dalle crisi indotte periodicamente dai trasformatori, che poi ricadono su di noi”. Ovvero sull’ultimo anello della filiera, il più debole. Sanna non sa perché tra le tante perle del Sud Italia Salvini si sia tenuto alla larga solo da quelle sarde “Sta facendo il conquistatore della patria e quindi pensa forse che dopo le Regionali siamo stati conquistati. Oppure ha paura che lo buttiamo a mare. Se potessi dirgli qualcosa, gli direi questo: invece di circumnavigare l’Italia con queste stronzate, vieni qui e smantella questo sistema marcio”. 
“Siamo molto perplessi dal nuovo piano del pecorino, ci sono troppe deroghe per cui non si riesce a contingentare la produzione né a produrre di meno o a diversificare”, dice all’HuffPost Michele Arbau di Coldiretti Sardegna.  “Le deroghe e il fatto che le quote assegnate prendono ancora a riferimento la produzione degli ultimi tre anni lasceranno immutato il sistema”.