La dissidente Elena Fattori chiede le dimissioni di Di Maio: "Siamo diventati uno vale tutti"

Dopo il crollo in Abruzzo, Fattori attacca il leader: «Non mi piace l’idea di trasformare il Movimento in partito. Bisogna stare attenti a non fare una cosa tipo: io decido, voi eseguite»

La senatrice Elena Fattori

La senatrice Elena Fattori

globalist 15 febbraio 2019
Un passo indietro di Luigi Di Maio? «Sarebbe opportuno. Siamo nati come movimento “uno vale uno” e siamo diventati “uno vale tutti”». Elena Fattori, senatrice del Movimento Cinque Stelle, non si tira indietro ed esprime liberamente le sue posizioni sui vari fronti aperti all’interno del M5S.  Ecco l'intervista a firma di Alessandro Trocino sul Corriere.it
Per Roberta Lombardi, Di Maio non è Mandrake.
«Non è una questione di fare più cose, ma di pluralità». 
Di Maio vuole riorganizzare il Movimento. 
«Non mi piace l’idea di trasformare il Movimento in partito. Bisogna stare attenti a non fare una cosa top down: io decido e voi eseguite. Un tempo eravamo bottom up: si partiva dal basso». 
Si sta adeguando al nuovo corso con l’inglese? 
«Su quello ero già avanti».
Elezioni locali, è giusto allearsi alle liste civiche? 
«No. Sono contraria. Abbiamo sempre criticato le liste civetta. Per noi regole severissime e poi imbarchiamo personaggi improponibili? Mi parrebbe un’ipocrisia e una mossa molto pericolosa». 
Eppure perdete. Come si fa a vincere le elezioni sui territori?
«Per la verità abbiamo tutti i sindaci dei Castelli romani. Non abbiamo avuto bisogno di allearci: è bastato un attivismo antico e di buona qualità. Invece di cercare escamotage, cambiamo la legge elettorale e facciamo sì che a ogni candidato sindaco o governatore corrisponda una sola lista». 
I meetup sono stati smantellati: centri pericolosi?
«Non sono chiusi. Alcuni sono anche molto attivi. Ma è vero che sono stati completamente abbandonati». 
Per la senatrice Nugnes sarebbe sbagliato un referendum sul processo a Salvini.
«Di più, sarebbe illegittimo. È una decisione che non riguarda la linea politica e che deve essere presa dai parlamentari. I quali rappresentano la nazione, non il partito». 
Servirebbe un referendum sulla Tav?
«Quella non si deve fare e basta. Di Maio non può cedere. Ce l’abbiamo persino nell’inno il no alla Tav. E Beppe Grillo è stato processato per questo».