Ha scritto Beppe Grillo nel suo blog: “Entro il 24 gennaio organizzeremo una grande manifestazione per la dignità dei cittadini. Domani partirà il countdown. È ora di applicare l’articolo 1 della Costituzione che abbiamo difeso: la sovranità appartiene al popolo!”.
Se in questo paese berlusconalizzato da decenni (e Grillo ne è un degno esponente) dove si va avanti a colpi di disinformazione, urla, strepiti e pubbblicità palese o occulta) si tornasse a ragionare seriemente e nel merito, sarebbero i Grillo e tutti quelli come lui ad essere sfanculati.
Ma siccome l’importante è urlare e dire minchiate (tanto chi mastica di diritto costituzionale?) siamo al paradosso di un politicante che fino a ieri ha sostenuto il No alla riforma di Renzi ma che oggi sputa sulla Costituzione e la deforma per i suoi calcoletti di giornata.
Io, per essere chiari, ho votato e fatto votare No alla riforma di Renzi per un motivo fondamentale: introduceva un pericoloso combinato disposto di norme che avrebbero essessivamente favorito l’uomo forte e creato le condizioni perché un domani si potesse arrivare ad una “dittatura della maggioranza” e relativa centralizzazione, libera di fare e disfare in nome del decisionismo.
Per questo con il mio No ho difeso la Costituzione e il lavoro dei padri costituenti.
Ora Grillo, che ha sostenuto il No evidentemente non per tutelare la Costituzione ma per dire qualche “vaffanculo” in più, si rivolta contro le consultazioni che ci sono al Quirinale e scrive: “È ora di applicare l’articolo 1 della Costituzione che abbiamo difeso: la sovranità appartiene al popolo!”.
Peccato che il comico abbia disinformato il suo pubblico. Perché l’articolo 1 va letto tutto: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. E la differenza è tra il giorno e la notte. “Che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, quello che il padrone di M5s omette di dire.
Perché è la stessa Costituzione, che io ho difeso per convinzione mentre Grillo lo ha fatto solo per biechi interessi da politicante da prima repubblica, a stabilire che l’Italia è una repubblica parlamentare. Parlamentare.
Quindi – e per fortuna – da noi non hanno mai trovato spazio tutti quei disegni piduisti e affini (ma Grillo non tuonava contro la P2?) che volevano il presidenzialismo, il plebiscitarismo. E lo volevano proprio attraverso lo scavalcamento del Parlamento.
I padri Costituenti – freschi di fascismo (e il fascismo e l’autoritarismo sono sempre in agguato…) avevano scelto il parlamentarismo proprio perché non ci fosse un “padrone” del governo e del paese.
Ma la disinformazione è andata talmente avanti che oggi comunemente – e purtroppo molta gente non lo sa – si commenta di presidenti del Consiglio “non eletti dal popolo” in senso dispregiativo, mentre si fa finta di dimenticare che è il presidente della Repubblica a designare il presidente del Consiglio e sono le Camere a dargli o meno la fiducia.
Quindi di cosa stiamo parlando?
Io trovo tutto questo avvilente: alcune forze che hanno sostenuto il No oggi fanno discorsi che sono la negazione stessa della Costituzione e un invito a cavalcare metodi autoritari assai pericolosi dal sapore piduista, autoritario e fascista. Vogliono governare l’Italia. Ma non hanno la statura né morale e né politica di governare una repubblica delle banane. (E. Con.)
Argomenti: beppe grillo sergio mattarella