L’Italia problemi non ne ha, è risaputo. Tranne, ovviamente, quelli legati agli errori arbitrali e alla vexata quaestio della moviola in campo. Ma l’onorevole Michele Anzaldi che non si interessa di calcio, e la presidente della Camera dei deputati Boldrini che deve presiedere alle paciose e noiosissime sedute dove si legifera tranquillamente e con tanta serenità, qualche pretesto di discussione, anche per ammazzare la noia, dovranno pur trovarlo.
Hanno scelto l’imitazione satirica che Virginia Raffaele ha fatto della bellissima ministra delle riforme isituzionali, Maria Elena Boschi. Il primo ha detto che la satira deve essere educatica (il concetto di educazione è molto vasto: i brigatisti rossi, ad esempio, avevano come motto “colpirne uno per educarne cento”) e quindi perché si possa satireggiare una persona bisogna prima aspettare che sbagli. E siccome la ministra fino ad ora non ha commesso errori non può essere oggetto di satira.
La presidente Boldrini in perfetta sintonia con l’atmosfera femminista che si respira nel Paese, anche per la concomitanza dell’8 marzo, ha visto nella satira della Raffaele intenzioni sessiste. A nulla è valso il parere della Boschi che ha detto di essersi sbellicata dalle risate, dimostrando così scarsa attenzione alle problematiche espresse dai suoi illustri colleghi.
Una rapida ricerca nella memoria collettiva non ci ha fatto individuare dissensi da parte dei due illustri parlamentari nei confronti di manifestazioni satiriche provenienti da satiri di sinistra nei confronti di personaggi di destra. Anche per questo, l’episodio mi induce a riassumere alcune regolette che devono essere alla base della satira.
Regola prima, la satira non ha regole.
Regola seconda, la satira deve fare ridere, altrimenti non è satira.
Regola terza, la satira non deve servire a una parte politica ma deve levare la pelle a qualcuno.
Regola quarta, la satira non deve essere né di sinistra né di destra né di centro. Anzi deve essere anarchica e ignorare proprio il concetto di sinistra, di destra e di centro.
Regola quinta, la satira deve essere politicamente scorretta.
Regola sesta, l’oggetto della satira si deve divertire e ridere e fare come faceva il grande presidente Sandro Pertini che obbligava Forattini a regalargli gli originali delle vignette.
Regola settima, espressa con una frase romana: “a chi tocca nun se ingrugna”.
A Michele Anzaldi mi sento di augurare di essere anche lui un giorno oggetto di una qualche satira o imitazione così potra uscire da questo anonimato da cui cerca disperatamente di uscire.
Alla presidente Boldrini vorrei, con tutto il rispetto che si deve alle donne (e agli uomini) delle istituzioni, rivolgere una frase irriverente che il pubblico dell’avanspettacolo indirizzava al comico appena entrava in scena: “A Boldri’ facce ride…!”.
Dimenticavo, la regola ottava: il satiro non deve mai chiedere scusa, altrimenti che satiro sarebbe… Quindi, io, modestamente, non chiederò scusa ai due illustri esponenti della sinistra italiana ma esprimerò tutta la mia ammirazione alla ministra Boschi, per la sua avvenenza e anche perché è una che non si “ingrugna”…