Roma, rassegna stampa online col bando segreto
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Roma, rassegna stampa online col bando segreto

Anche l'amministrazione di Ignazio Marino cade nel vecchio gioco dei concorsi non molto trasparenti. Un bando non pubblicato e scoppia la bufera nella Capitale.

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17 Gennaio 2014 - 18.11


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di Francesco Blasilli

È una macchia piccola, ma non troppo, quella che sporca il camice da chirurgo non più immacolato di Ignazio Marino, il quale aveva deciso di cambiare radicalmente il modo di “operare” della pubblica amministrazione, ma che dopo i curricula “sbagliati” adesso deve fare i conti con i concorsi “ad invito” e “fantasma”. Praticamente farlocchi.

L’appalto è quello riguardante la realizzazione quotidiana della Rassegna Stampa telematica (il compenso è di circa 120mila annui), servizio ad appannaggio dal 2004 dall’agenzia Data Stampa, il cui contratto scadeva il 31 dicembre 2013. L’agenzia, in prossimità della scadenza del suo contratto, i primi di novembre, si muove per poter partecipare al prossimo bando e scopre che, in realtà, il servizio è stato giù assegnato alla Telpress Italia Spa.

Come? Con una “procedura negoziata con invito”, che però non risultava pubblicata nel “Portale della Trasparenza”, il sito dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. O meglio, ricercando sul sito, con la chiave “rassegna stampa”, compariva una generica “Procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando” nella quale, incredibilmente, mancavano i riferimenti all’Amministrazione che l’aveva indetto. Ma è invece presente una caratteristica fondamentale per essere invitati a partecipare alla gara, la cosiddetta “Licenza ARS”. Che naturalmente è in possesso di Telpress e non di Data Media.

Discorso chiuso dunque? Assolutamente no, perché il bando non è stato comunque pubblicato regolarmente e anche perché la Licenza ARS non ha alcun valore trattandosi di un accordo tra privati che va a colmare il vuoto legislativo riguardante la riproduzione delle rassegne stampa: si tratta perciò di una iniziativa privatistica alla quale hanno aderito per di più appena 65 editori su un totale di circa 2800. È evidente che siamo di fronte ad un requisito che non può essere una discriminante, ma anzi appare “cucito su misura”.

Infatti Data Stampa fa ricorso al Tar (il 3 dicembre) lamentando la mancata pubblicazione del bando e immediatamente il Comune di Roma ritira il bando per autotutela. Poi, ne fa un altro più basso di 20mila euro, modificando alcuni requisiti (viene tolta la contestata “Licenza Ars”) e indovinate chi vi partecipa? Telpress e Data Media. Anche perché sarebbe stato impossibile per altri parteciparvi, visto che anche di questo bando – almeno sul Portale della Trasparenza – non v’è traccia.

Insomma, la classica grottesca commedia all’italiana. Faccio un bando ad hoc e nemmeno lo pubblico. Quando mi beccano con le mani con la marmellata, “invito” anche l’avversario ma escludo eventuali terzi incomodi, perché il bando è comunque “segreto”. Ad esempip, se Roma Post avesse voluto partecipare non ne avrebbe avuto la possibilità.

Un fatto gravissimo, inaudito, soprattutto perché viene da un’amministrazione che ha sempre detto di voler mettere la trasparenza al primo posto (altrimenti a cosa servono i curricula? E tutta la gazzarra sul concorsone?) e che invece si è dimostrata – in questo caso – tale e quale a chi l’ha preceduta.

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