Bersani: il governissimo è una risposta errata
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Bersani: il governissimo è una risposta errata

Il segretario del Pd afferma che i problemi del Paese non si risolveranno tornando alle urne. "Larghe convergenze per il Quirinale, ma nessuno ci detti il compito".

Bersani: il governissimo è una risposta errata
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2 Aprile 2013 - 16.22


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«C’è profonda preoccupazione per la situazione reale del Paese», lo ha detto Pier Luigi Bersani, riassumendo l’esito delle sue consultazioni, durante una conferenza stampa nella sede del Pd, sottolineando che «c’è un’esigenza evidente di cambiamento, il Paese chiede una guida, ma manca di fiducia ed è con questa profonda convinzione che ci siamo messi all’opera per cercare una risposta».

«Il messaggio che viene dal Paese – dice – è di allarme, c’è un’esigenza evidente di cambiamento. Il Paese chiede una guida perché ha dei problemi, ma ha bisogno di fiducia e di segnali di cambiamento». E aggiunge: «Abbiamo lavorato in questi giorni sulla scorta delle decisioni approvate dalla direzione – ha aggiunto Bersani – partendo dalle condizioni reali del Paese: c’è una profonda preoccupazione per la situazione reale del Paese dal punto di vista economico e sociale».

«Il problema non può essere risolto andando a nuove elezioni, ma dando una prospettiva di governo. Qella è la strada che ha detto il Pd». «Noi accompagniamo questa strada ma con fermezza ribadiamo il nostro punto di vista: affiniamo e discutiamo la posizione ma quella del doppio registro, governo di cambiamento e convenzione per le riforme, è secondo noi l’unica pista».

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«Siamo in ogni caso il primo partito e dobbiamo avanzare una proposta utile al Paese. Per garantire governabilità, cambiamento e corresponsabilità noi pensiamo che un governissimo sarebbe sbagliato e la politica sarebbe chiusa in un fortino». Poi Bersani affronta lo spinoso tema del “governissimo”: La «corresponsabilità è necessaria», ma un’ipotesi di governissimo «sarebbe una risposta sbagliata».

Continuando sulle consultazioni e sull’operato di Giorgio Napolitano dice che «Il presidente della Repubblica ha fatto quello che doveva e poteva fare: garantire all’Europa e all’Italia una continuità istituzionale».

Insomma Pier Luigi Bersani non cambia linea: «Il mio appello è guardatela meglio questa proposta», ha detto. «Accompagneremo questa fase, ma in nome del nostro Paese dico guardiamola meglio la soluzione che stiamo proponendo, affiniamola e discutiamo, ma quella è secondo noi l’unica pista possibile: lavorare attorno a questo doppio registro. È realistico, credibile», ha assicurato.

Il Pdl aveva accettato lo schema di governo che Pier Luigi Bersani aveva avanzato nei giorni delle consultazioni «purché fosse bilanciata – spiega il segretario dei Democrat nel corso della conferenza stampa – dalla scelta del presidente della Repubblica, ma non nel senso di una soluzione condivisa». Il Pdl e i suoi alleati, rimarca Bersani, chiedevano «che la destra designasse il Presidente e noi lo votassimo». Una richiesta «per noi improponibile e inaccettabile». Nonostante ciò Bersani si dice pronto a incontrare Silvio Berlusconi ma a certe condizioni: «non voglio incontrare Berlusconi ad Arcore – sottolinea – ma nelle sedi istituzionali va bene. Sarei stato contento se fosse venuto alle consultazioni», ha assicurato.

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Una parola anche per i grillini: «Ci siamo trovati di fronte al disimpegno conclamato del M5s», una forza politica «scelta da 8 milioni di elettori che intende mettere nel frigo. Non c’è insulto o acrobazia che cancelli questa drammatica verità». Bersani ha poi negato di essere alla rincorsa di Grillo. «Mi rivolgo a tutto il Parlamento. Certo mi aspetto una sensibilità in più da chi ha sempre invocato il cambiamento, adesso si può», ha spiegato il segretario del Pd. «Mi aspetto una sensibilità in più del Pdl sulla seconda parte della Costituzione», ha poi aggiunto. «Sto cercando un equilibrio di corresponsabilità largo, aderendo o consentendo, per avviare la legislatura. Non corro dietro ai grillini, gli otto punti sono del Pd, possono ritenere che possa esserci una sensibilità in più…».

A chi gli ha chiesto dell’ipotesi di Movimento 5 Stelle e Sel di far partire subito le commissioni permanenti ha risposto: «Le commissioni che servono per sostenere interventi urgenti e per l’ordinaria amministrazione sono un conto e noi ci siamo» ma l’idea di far partire tutte le commissioni senza un governo «mi pare un’idea che allude a una prospettiva utopica: qui ci vuole un governo!». «Ma come fanno a lavorare le commissioni senza un governo? Siamo fuori dalla logica».

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