Spinelli, sequestro e riscatto tra i misteri
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Spinelli, sequestro e riscatto tra i misteri

Tutti minimizzano. "Berlusconi e Ghedini ridevano quando gli ho raccontato del filmato di Fini - ha raccontato il ragioniere - dicevano che sicuramente era una falso".

Spinelli, sequestro e riscatto tra i misteri
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19 Novembre 2012 - 17.08


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Tutti tendono a minimizzare. “Berlusconi e Ghedini ridevano quando gli ho raccontato del filmato di Fini – ha raccontato il ragionier Spinelli – dicevano che sicuramente era una falso”. Il presidente della camera Gianfranco Fini, si affida a Twitter tramite portavoce: “Un video che mi ritrae con dei giudici? Anche se non fa ridere è una barzelletta”. E, per ultimo, Carlo De Benedetti “vincitore” contro Berlusconi nel famoso e lunghissimo processo scaturito dal famoso lodo Mondadori: “Non esistono documenti che possano ribaltare la sentenza. Dunque, si tratta di delinquenza comune e di questo si devono occupare polizia e procura che mi pare lo abbiano fatto molto bene”.

Un sequestro lampo: Si parla del sequestro lampo – scoperto oggi dalla stampa con l’arresto dei sei autori, tre italiani e tre albanesi – del ragioniere dell’ex premier Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli. L’uomo ha passato “una notte da incubo” tra il 15 e il 16 ottobre, quando nella sua casa di Bresso viene sequestrato alle 21,45 insieme a sua moglie. All’inizio ci sono due uomini – due albanesi che parlano italiano – poi verso le due di notte arriva il “capo” identificato in Francesco Leone, pugliese, affiliato al clan Parisi, già processato per tentato omicidio e sequestro di persona. Spinelli e sua moglie dicono che i due albanesi sono gentili, uno dice alla signora “anche io ho una mamma e queste cose non bisognerebbe farle”. I coniugi non capiscono subito cosa vogliono i sequestratori, pensano anche a una rapina perché la loro casa verrà perlustrata da cima a fondo. Smontano anche le tapparelle. Un elemento questo rimasto ancora senza risposta: cosa cercavano? E non è l’unico, perché il cuore del mistero arriva con Leone.

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I documenti sul lodo Mondadori e su Fini E’ il “capo” infatti a spiegare a Spinelli, portandolo in una stanza, cosa vuole: 35 milioni per dare a Berlusconi dei documenti importantissimi. Ha in mano un dvd e una chiavetta. Ma Spinelli non potrà visionarli perché il suo computer è incompatibile con i dispositivi. Leone gli dice che lì dentro c’è la chiave per ribaltare la sentenza Mondadori. Ma non solo: c’è un video di una cena tra Fini e vari magistrati – tra cui il giudice Forno della Procura della Repubblica di Milano – vecchia conoscenza di Berlusconi, perché ha seguito sia il lodo Mondadori che il processo Ruby all’inizio – in cui il presidente della Camera nonché acerrimo nemico di Berluska assicurerebbe la sua disponibilità a fornire particolari che possano incastrarlo.

La denuncia La mattina del 16 i sequestratori riescono a parlare con Berlusconi che li “passa” a Ghedini. Il quale, secondo la sua versione, capisce subito che “non avevano niente in mano”, fa credere loro che li avrebbe pagati per far salva la vita di Spinelli e poi una volta schivato il pericolo denuncia tutto alla polizia. In realtà le cose sarebbero andate un po’ diversamente. Prima di tutto Spinelli dice nella sua testimonianza “avevo quasi convinto Ghedini a pagare un piccolo anticipo e poi firmare un contratto”. Dunque qualche accordo era stato preso. Ma, soprattutto, viene fuori che Spinelli non è andato subito dalla polizia: appena i sequestratori escono di casa – dopo aver parlato con Ghedini – Spinelli viene prelevato dalla scorta di Berlusconi e portato a Arcore. La denuncia parte solo il 17 novembre. Il giorno dopo la “liberazione”. Cosa è accaduto nel frattempo?

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I soldi[/b ]Gli investigatori sono risaliti ai sequestratori attraverso varie prove: il profilo genetico di Leone è stato ricostruito grazie a una sigaretta e due tappi di bottiglia ritrovati nell’appartamento di Spinelli, mentre fondamentali sono state le “scarpe rosse con le stringhe nere” indossate sempre da Leone. E che gli investigatori riconoscono addosso all’uomo che, qualche giorno prima del 15 ottobre, telefona da una cabina telefonica di Varese a casa di Spinelli (telefonate che erano andate a vuoto). Insomma, vari errori commessi. A cui si aggiunge lo strano fatto degli arresti facilissimi: tutti i ricercati dormivano tranquillamente nei loro letti. Come se non potessero immaginare che Ghedini avesse denunciato. Eppure le manette scattano quando la Questura di Milano capisce che i sequestratori stanno per incassare grosse somme di denaro. Quanto non si sa. Basti sapere però che uno dei sequestratori aveva prenotato una Ferrari Spider da 250 mila euro. All’inizio di novembre i tre sequestratori italiani aprono cassette di sicurezza in varie banche, e prendono contatti con una banca svizzera. Si parla di 8 milioni di euro. Li ha versati Berlusconi? Quei documenti allora, non erano un falso? Bisogna tenere a mente che tutti sostengono si sia trattato di una grande bufala. certo, rischiosa: non capita tutti i giorni di sequestrare per una notte il ragioniere di Berlusconi. E quei soldi? Il gip Paola Di Lorenzo specifica che si potrebbe trattare di “proventi di altre attività illecite”

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