Schiaffo alla legalità: la Camera salva Milanese
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Schiaffo alla legalità: la Camera salva Milanese

La maggioranza salva Marco Milanese respingendo la richiesta d'arresto avanzata dai magistrati napoletani. Un commento di Ennio Remondino.

Schiaffo alla legalità: la Camera salva Milanese
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22 Settembre 2011 - 12.27


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Milanese è stato salvato. Per il braccio destro di Tremonti niente galera. La Camera ha respinto la richiesta. E’ stata infatti accolta con 312 voti favorevoli e 305 contrari, la proposta contraria all’arresto formulata dalla giunta per le autorizzazioni a procedere. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto.

A questo punto esprimo la mia personale solidarietà all’onorevole Alfonso Papa, stesso partito e stessa maggioranza del neo “assolto” Marco Mario Milanese che la galera se l’è evitata per una manciata di voti.

Alfonso Papa ha certamente seguito il voto di Montecitorio dalla sua attuale residenza di
Poggioreale e starà interrogandosi. Perché la sua impunità non faceva comodo alla maggioranza e quella di Milanese sì? Forse Tremonti?

La galera a misurare tensioni necessità di compromesso tra Berlusconi e Lega è un termometro nuovo anche per i fantasisti di questa maggioranza circense. Che lo spettro del carcere pesi sull’ostinazione di alcuni pare evidente.

Ora l’Italia “liberale” tanto spesso e inopportunamente citata, si sentirà certamente più serena. Cosa ci sia di liberale nell’impedire alla magistratura di fare il suo lavoro non è affatto chiaro. Ma loro certamente festeggiano.

Forse il problema era quello del sovraffollamento disumano delle carceri denunciato da mesi da Pennella e ammesso ieri anche dal neo ministro Guardasigilli Nitto Palma. In assenza di soluzioni, amnistia per Milanese.

“Meno galera per tutti” potrebbe essere il prossimo slogan elettorale del Pdl, dopo il fallimento del “Meno tasse”. La galera solo per gli immigrati clandestini, potrebbe essere il secondo passaggio per la nuova destra “liberale”.

Curiosità personale, banale e forse anche stupida. Certamente ingenua. Ma c’è qualcuno tra quei 300 e oltre parlamentari che hanno deciso che non tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge a vergognarsi un pochino?

E il Popolo Padano sobillato alla secessione. Non è che sia proprio questo (quello di questo voto e di questa maggioranza) il “Paese di m.” cui si riferiva elegantemente il premier e da cui loro vorrebbero separarsi?

Una bella domanda da porre al prossimo raduno sul Po direttamente a Umberto Bossi, allo straripante Calderoli e all’ondivago Maroni. Evitate il Trota che lo mandate in confusione e lui di questo non ha colpa.

E.R.

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