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Il Sindacato dei Medici denuncia: "Gli ospedali resteranno senza personale". Ecco quanti vanno via

"Dal 2019 al 2021 hanno abbandonato l'ospedale circa 9.000 camici bianchi per dimissioni volontarie e nello stesso triennio sono andati in pensione circa 4.000 medici specialisti ogni anno, per un totale di 12.000 camici bianchi."

Il Sindacato dei Medici denuncia: "Gli ospedali resteranno senza personale". Ecco quanti vanno via

globalist

24 Giugno 2022 - 14.19


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Secondo il Sindacato dei medici del Servizio sanitario nazionale, l’Anaao-Assomed, c’è il rischio concreto che gli ospedali possano restare senza personale sanitario.

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“Dal 2019 al 2021 hanno abbandonato l’ospedale circa 9.000 camici bianchi per dimissioni volontarie e nello stesso triennio sono andati in pensione circa 4.000 medici specialisti ogni anno, per un totale di 12.000 camici bianchi. Un trend che, se confermato, porterà, tra pensionamenti e licenziamenti, una perdita complessiva di 40.000 medici specialisti entro il 2024“. Sono queste le criticità che saranno discusse dai medici e dirigenti sanitari Anaao in occasione del 25esimo Congresso nazionale che si apre a Napoli domenica 26 giugno, davanti a una platea di 350 delegati, e che si concluderà mercoledì 29 giugno con il rinnovo dei gruppi dirigenti nazionali.

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Durante la cerimonia di inaugurazione sono previsti gli interventi del ministro della Salute, Roberto Speranza, del coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Raffaele Donini, dell’assessore alla Salute e al Verde del Comune di Napoli, Vincenzo Santagada, del presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, di don Leonardo Zeccolella, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute, di Bruno Zuccarelli, presidente Ordine dei medici di Napoli. Il sindaco del capoluogo campano, Gaetano Manfredi, interverrà lunedì 27 giugno. E’ stato invitato il presidente della Regione, Vincenzo De Luca.

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“Il detonatore di questa crisi è stato nelle ultime settimane, ma solo in ordine di tempo, il lavoro in pronto soccorso caratterizzato da altissimi livelli di stress psico-fisico per i numerosi turni di notte e nel weekend – analizza il sindacato – Ma condizioni di lavoro simili si ritrovano in tutti i reparti ospedalieri ed extraospedalieri, un girone dantesco con turni e orari senza limiti, rarefazione delle progressioni di carriera, burocrazia asfissiante, svilimento del ruolo professionale, aumento delle denunce legali e delle aggressioni fisiche e verbali, totale assenza di valorizzazione economica”.

“Una black list cui il Pnrr”, il Piano nazionale di ripresa e resilienza “accolto come una fortuna provvidenziale, ma privo di progetto per l’ospedale e per suoi medici, non pone rimedio – sostiene l’Anaao-Assomed – tutto preso com’è a rimodernare il parco edilizio e tecnologico. Senza contare una guerra ai confini del nostro Paese, che rischia di catapultarci in un’economia che rischia di non consentire i necessari investimenti in sanità”.

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“Il lavoro dei medici e dirigenti sanitari è schiacciato da numeri impietosi: negli ultimi 15 si è assistito alla chiusura continua di strutture ospedaliere, alla carenza di personale con oltre 50mila figure sanitarie in meno rispetto ai primi anni 2000 e a un taglio di 85mila posti letto a partire dall’inizio del nuovo secolo, che ci mette ai margini dell’Europa come numero di posti letto per mille abitanti, palesemente insufficiente per una popolazione in piena transizione demografica come quella italiana”, rimarca il sindacato.

Serve un intervento strutturale e urgente sull’intero sistema sanitario – esorta – per arrestare la deriva verso la frammentazione regionalistica e la privatizzazione. Servono investimenti adeguati sulle dotazioni organiche, sia nel pronto soccorso che nelle altre unità operative, anche per consentire l’aumento dei posti letto ordinari, oggi ai livelli più bassi in Europa. Serve mettere in campo tutte le condizioni per restituire appeal al lavoro del medico, riducendo il disagio, aumentando le retribuzioni, garantendo certezza attuativa al contratto di lavoro scommettendo sul capitale professionale. E, come accade in tutta Europa, contrattualizzare nella dipendenza pubblica la formazione medica post laurea”.

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