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In attesa di un 'posto sicuro' per i bambini migranti Natale a bordo dell'Ocean Viking

Trascorreranno il Natale in mezzo al Mediterraneo i quasi 800 salvati nei giorni scorsi da Ocean Viking, Geo Barents e Sea Eye

In attesa di un 'posto sicuro' per i bambini migranti Natale a bordo dell'Ocean Viking
Migranti sull'Ocean Viking

globalist

24 Dicembre 2021 - 18.14


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Un Natale diverso, ma almeno di speranza. E un Natale che potranno vedere (da vivi) grazie alle Ong che li ha salvati in mare e si sta prendendo cura di loro.

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Trascorreranno il Natale in mezzo al Mediterraneo i quasi 800 salvati nei giorni scorsi da Ocean Viking, Geo Barents e Sea Eye, che attendono di ottenere un porto sicuro dove sbarcare. In particolare, sulla prima, la nave della Ong Sos Mediterranée, 31 sono i minori e tra loro ci sono due neonati, tre sono sotto i tre anni e 27 sono i non accompagnati.

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Così sul ponte si organizzano per loro giochi improvvisati e i volontari si travestono da Babbo Natale per strappare loro un sorriso. In attesa di ricevere l’ok allo sbarco, le foto di quanto avviene a bordo vengono diffuse sui social. 

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“Makbyel è il più piccolo naufrago a bordo della Ocean Viking. Ha 17 giorni, la metà dei quali trascorsi in mare. Dopo il soccorso, la madre ha deciso di dargli un secondo nome: ‘Sos’. Anche lui è tra i 114 sopravvissuti che aspettano ancora un porto sicuro”, scrive su Twitter la Ong Sos Mediterranee, presentando uno dei bimbi imbarcati.

Non solo Geo Barents e Ocean Viking in attesa. Si preparano a un Natale altrettanto difficile i volontari della Sea Eye, la nave per i salvataggi in mare della omonima Ong tedesca, che si trova a 12 miglia da Porto Empedocle con 214 persone a bordo, salvate dalla morte nel Mediterraneo. “Da quattro giorni chiediamo un porto sicuro ma non abbiamo risposta – racconta Carla Cioffi, psicologa delle emergenze che si trova a bordo -. Prima abbiamo ricevuto un rifiuto da Malta, ora attendiamo una risposta dalle autorità italiane alle quali abbiamo inoltrato quattro richieste”.

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I migranti, di diverse nazionalità, sono stati salvati in cinque diverse operazioni tra il 16 e 17 dicembre. Tra loro 29 donne, di cui 7 in gravidanza, e 8 bambini, trovati in condizioni disperate, dopo anche tre giorni di navigazione sotto la pioggia su natanti che imbarcavano acqua. Nove dei 223 migranti, in precarie condizioni di salute, sono riusciti a sbarcare negli ultimi giorni. Ma le condizioni a bordo, dove ci sono un dottore e due infermieri, si fanno ogni giorno più difficili.

“Facciamo la vigilia di Natale qui a bordo – racconta Cioffi -. Offriamo due pasti caldi al giorno e la colazione: riso e fagioli, oppure lenticchie e cous cous. Facciamo lezioni di italiano, abbiamo dato giocattoli ai bambini, fatto ginnastica con gli uomini e ballato con le donne. Per fortuna il mare non è mosso”.

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“Ci sono casi di sofferenza psicologica: non è solo l’attesa che li sfinisce, – spiega Cioffi. – Passare tre giorni in mare significa arrivare in condizioni penose. Pesa anche il bagaglio che si portano dietro, dai luoghi dai quali provengono. Non con tutti si può parlare, perché parlano solo dialetti incomprensibili. Sono sfiniti fisicamente e psicologicamente, ma il fatto di arrivare vicino all’Italia comunque li ha tranquillizzati, avevano paura di tornare in Libia”.

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