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Le ipotesi per salvare il Natale: ridurre la validità del Green pass e...

Il certificato verde potrebbe durare meno tempo ed essere legato solo a chi si è immunizzato o guarito eliminando la scorciatoia dei tamponi soprattutto per le attività ludiche-ricreative

Covid, Natale
Covid, Natale

globalist

15 Novembre 2021 - 10.34


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Con l’aumento vertiginoso dei contagi in Europa e anche in Italia il Natale rischia una compromissione anche quest’anno. E allora al via con alcune ipotesi per poterlo ancora “salvare”:
Potenziare le terze dosi, applicare il sistema dei colori con zone rosse locali e un Green pass a due velocità. Tuttavia, per ora, a Palazzo Chigi precisano che “non sono allo studio nuove misure: si va avanti sulla via tracciata con il Green pass e si continua a spingere con i vaccini”. Si studia la riduzione della validità del certificato e tamponi più frequenti
Al momento, quindi, la strategia dell’esecutivo prevede le consuete ordinanze per fissare le fasce di popolazione target e lascia alle singole Regioni l’attuazione delle vaccinazioni, che sono la priorità.
Come potrebbe cambiare il Green pass
Si sta ragionando sulla possibilità di ridurre la durata del pass da 12 a 9 mesi o addirittura a 6 mesi, ma soprattutto si pensa di escludere i tamponi dal certificato verde o, al limite, accorciarne la validità. La proposta è stata avanzata dal consulente del Ministero della Salute, Walter Ricciardi. Quindi potrebbe essere legato definitivamente solo a vaccini o superamento dell’infezione, eliminando la scorciatoia rapida soprattutto per le attività ludiche-ricreative (ristorante, cinema, stadio).
Una stretta che colpirebbe chiaramente i non vaccinati. Nei posti di lavoro invece resterebbe la formula attuale con l’opzione del tampone negativo. In generale c’è ampia possibilità che il Green pass rimanga da esibire anche nel 2022 (si ipotizza fino a giugno). A Palazzo Chigi continua la discussione, in linea con decisioni già prese in Austria e in parte della Germania.
Il nodo delle terze dosi e bambini 
Il governo è anche orientato, se il parere dell’Ema sulle vaccinazioni ai bambini tra i 5 e gli 11 anni sarà positivo – parere chiesto il 18 ottobre e previsto tra metà e fine dicembre – aprire le vaccinazioni anche a questa fascia di età. In questo senso avanza anche l’ipotesi dell’estensione del Green pass obbligatorio per l’accesso a buona parte delle attività per i bambini. “Se vogliamo evitare nuove chiusure che i cittadini non accetterebbero più e l’economia non sopporterebbe, dobbiamo rafforzare la campagna vaccinale, a partire dalle terze dosi” ripete il professor Gianni Rezza, direttore Prevenzione del Ministero della Salute. Si guarda al modello Israele: a Tel Aviv, quando hanno visto rialzarsi drammaticamente la curva dei contagi e dei ricoveri, sono corsi a somministrare il richiamo (terza dose) e oggi la situazione è ampiamente sotto controllo.
Il ritorno alle decisioni locali
La media nazionale resta sotto le soglie d’allerta, con le terapie intensive al 4,4 per cento e i reparti Covid al 6,1. Uno scenario che rischia di cambiare rapidamente. Perciò potrebbero tornare i poteri nelle mani di governatori e sindaci per imporre zone rosse locali, prima che viaggi e cene in famiglia aumentino i rischi di diffusione anche fuori la propria regione. Decisioni locali, alle quali però potrebbero accompagnarsi indicazioni da Roma con esperti del Cts. Il passaggio in zona gialla e quindi rossa avverrebbe quindi sempre con l’incidenza dei contagi superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti in una settimana, ma solo con lo sforamento del tetto dell’occupazione dei posti letto o in area medica, oggi fissato al 15 per cento, o in terapia intensiva, per ora al 10 per cento.

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