Sulla sorte del piccolo Eitan sopravvissuto al Mottarone scoppia il 'conflitto' tra zie
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Sulla sorte del piccolo Eitan sopravvissuto al Mottarone scoppia il 'conflitto' tra zie

Il piccolo è in Italia affidato alla zia paterna. La zia materna ha avviato un procedimento perché sia portato in Israele

Il piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, con i genitori
Il piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, con i genitori
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11 Agosto 2021 - 19.33


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Il piccolo “Eitan è stato sottratto da una famiglia che non lo conosceva”. E’ la denuncia di Gali Peri, zia materna del piccolo Eitan, unico sopravvissuto della tragedia del Mottarone avvenuta il 23 maggio.
Il bimbo ora si trova in Italia affidato alla zia paterna, Aya Biran. L’avvocato Ronen Dlayahu, legale della zia materna, ha avviato un procedimento per l’adozione di Eitan e il suo ritorno in Israele. Per il legale “Eitan è in ostaggio”.
Guerra in famiglia
E’ una sorta di “guerra in famiglia” quella che si prefigura per l’affidamento del piccolo, a lungo ricoverato in ospedale e poi trasferito a Pavia, dalla sorella del padre, Aya Biran, che vive in Italia e ha una famiglia con bambini della stessa età di Eitan. ma da Israele arriva la “rivendicazione” da parte del ramo materno della famiglia. Il piccolo intanto è seguito, per decisione del tribunale dei minori di Torino, da medici e psicologi professionisti, cui è stato affidato all’indomani dell’incidente.
“Ostaggio in Italia”
“Il diritto di Eitan è che dovrebbe avere una casa dove i suoi genitori volevano che crescesse; come ebreo in una scuola ebraica, e non in una scuola cattolica in Italia. E’ tenuto prigioniero”, è quanto affermano gli zii israeliani, Gali e Ron Perry.
“Tre mesi fa, la famiglia Peleg ha vissuto un’orribile tragedia. Eitan è stato portato da sua zia, Aya. Da allora, gli è stato impedito di avere un legame stabile e coerente con noi. Hanno preso il controllo del suo corpo, della sua mente e della sua anima, esattamente così, per tenerlo in Italia”, hanno aggiunto. “Abbiamo un bambino israeliano a due ore di volo da noi. Si trova in un paese in cui i suoi genitori non volevano che vivesse, certamente non nel modo in cui dovrebbe essere educato”, hanno poi concluso gli zii israeliani.
Educazione ebraica
Secondo Gali, Eitan è stato affidato alla zia materna “mentre noi, dopo la tragedia, osservavamo la tradizionale settimana ebraica di lutto profondo. Lo abbiamo appreso solo a posteriori. Tutto ciò è avvenuto – a loro parere – in forma scorretta”. Per visitare il piccolo sono dovuti ricorrere ad un tribunale, “che ha disposto due visite la settimana, di due ore e mezzo”.
“Ma quando il tempo scade – secondo Gali – Eitan si dispera, chiede perché lo lasciamo così presto, domanda se ha fatto qualcosa di male”.
Gali Peri ha poi ribadito che alla sorella, Tal, premeva molto che Eitan ricevesse un’educazione ebraica, cosa che secondo loro non avviene dalla zia paterna. “Vogliamo dedicarci ed Eitan e dargli tutto il calore e l’affetto di cui ha bisogno, fino a quando avrà 18 anni e anche oltre”, ha concluso. 
I legali della zia tutrice di Eitan: “Sbalorditi, frasi surreali” Cristina Pagni, Massimo Sana e Armando Simbari, legali di Aya Biran Nirko, zia e tutrice del piccolo Eitan, si dicono “sbalorditi” per le “surreali dichiarazioni, decisamente inaspettate e fuori contesto” di Gali Peri.
“La nomina della dottoressa Biran Nirko a tutrice di Eitan – hanno aggiunto – è stata disposta e confermata dai giudici tutelari competenti. La tutrice si confronta, per quando dovuto e necessario, con il giudice tutelare per il solo bene di Eitan. Non si comprende sinceramente il perché tanta acrimonia e falsità”.

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