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Svolta nelle indagini su Orlando Merenda: spunta l'ipotesi prostituzione minorile

Il 18enne si era gettato sotto a un treno vicino alla stazione Lingotto. Cade la pista dell'omofobia e del bullismo

Orlando Merenda
Orlando Merenda

globalist

9 Luglio 2021 - 15.30


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Il 18enne torinese Orlando Merenda non si sarebbe suicidato perché vittima di bullismo a sfondo omofobo.
Dopo aver ascoltato le testimonianze di amici e docenti, gli inquirenti stanno valutando la possibilità che il giovane si trovasse intrappolato in un giro di prostituzione e che abbia deciso di togliersi la vita gettandosi sotto un treno per sfuggire ai suoi aguzzini. 
Al vaglio le conversazioni nel telefono –  Per confermare i sospetti, il pm Alessandra Barbera sta passando al setaccio le chat presenti nel telefono del giovane. Al momento della morte, Merenda aveva compiuto 18 anni da circa un mese: l’ipotesi è che fosse finito in un brutto giro già prima di diventare maggiorenne. 
Le dichiarazioni dei genitori – Alle testimonianze si aggiungono le dichiarazioni dei genitori. Il padre del ragazzo aveva rilasciato un’intervista a La Stampa in cui raccontava di un confronto avuto con il figlio: “Mi aveva detto di aver paura di alcune persone. Era stato minacciato, ma non aveva voluto dirmi altro, forse per non farmi preoccupare. Gli avevo proposto di affrontarli insieme, ma lui minimizzava. Sembrava tranquillo”. Parole analoghe quelle riferite dalla madre: “Mi diceva ‘sento una pressione sul petto’, ma non capivo se fosse psicologica o meno”. 
La vicenda – Orlando Merenda si è tolto la vita il 20 giugno scorso, gettandosi sotto a un treno tra le stazioni di Lingotto e Moncalieri a Torino. Il giovane, appena 18enne, aveva pranzato con il padre e il fratello. Poche ore prima della morte, aveva anche contattato telefonicamente la madre, residente il Calabria, con cui avrebbe trascorso le vacanze estive. 
Dopo aver esaminato i profili social del ragazzo, erano saltati fuori messaggi omofobi anche dopo la sua morte. Frasi come “morte ai gay” avevano portato gli inquirenti a credere che il giovane fosse vittima di bullismo, e che quell’odio maturato online fosse la causa scatenante del suicidio.

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