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Lutto in casa Savoia: è morto il Principe Amedeo Duca d'Aosta. Ecco la sua storia

Era ricoverato da giovedì 27 maggio per un intervento chirurgico all’ospedale San Donato di Arezzo

Principe Amedeo duca d'Aosta
Principe Amedeo duca d'Aosta

globalist

1 Giugno 2021 - 10.06


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In un comunicato diffuso dai familiari si legge che “La Real Casa di Savoia annuncia: questa mattina si è spento, in Arezzo, S.A.R. il Principe Amedeo, Duca di Savoia e Duca d’Aosta”. Aveva 77 anni.
Era ricoverato da giovedì 27 maggio per un intervento chirurgico all’ospedale San Donato di Arezzo. Il decorso clinico era stato giudicato buono dai medici dell’ospedale tanto che era già stata programmata la sua dimissione. Invece la notte scorsa c’è stato il decesso per arresto cardiaco.

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Amedeo d’Aosta era cugino di Vittorio Emanuele di Savoia con il quale i rapporti non sono mai stati pacati. Tanto da arrivare al contrasto fisico. Come racconta Enrica Roddolo sul Corriera della Sera: Negli anni Amedeo aveva continuato a gestire le questioni di Casa Savoia, ma si era andato affiancando il figlio Aimone, manager internazionale per Pirelli. «A portarmi a Mosca, negli anni 90, dopo JP Morgan a Londra, fu una piccola trading company, la Russia dei ‘90 delle privatizzazioni, un Far West: tumultuoso ma interessante. Papà Amedeo non voleva saperne di lasciarmi andare. Ora forse mi ha perdonato», aveva detto al Corriere il figlio Aimone.
E in effetti padre e figlio — pur essendo entrambi molto legati al casato —, come spesso accade la pensavano diversamente su molte cose. O meglio: l’atteggiamento, su molte cose, era diverso.
Moderato, da manager internazionale, di visione, quello del giovane Aimone. Più sanguigno quello del padre Amedeo, scomparso oggi a 77 anni in ospedale e trasferito nella casa di Arezzo dove è stata allestita la camera ardente.
Amedeo, figlio di Irene di Grecia e di Aimone di Savoia, un’infanzia difficile e rocambolesca in tempo di guerra, passata per il campo di concentramento di Hirschegg. Il padre, quarto duca d’Aosta, aveva anche regnato sulla Croazia. E Amedeo che aveva ereditato in morte del padre a Buenos Aires nel 1948 la guida del casato di Savoia-Aosta, dal casato degli Aosta ereditò pure la storica contrapposizione con il ramo principale di Casa Savoia: quello guidato appunto dal figlio di re Umberto II, il re di maggio che – destino – proprio in questi giorni di giugno di 75 anni fa si preparava all’esilio dopo l’esito del referendum monarchia-repubblica.
E la contrapposizione, nell’ultimo anno — dopo il cambio delle modalità di successione, che aveva liquidato la legge salica ancora in vigore per i Savoia, per «motu proprio» di Vittorio Emanuele — aveva inevitabilmente finito per riaccendere le ostilità.
Nato il 27 settembre del ’43 a Castiglion Fibocchi vicino a Firenze — tre settimane prima della sua nascita in quel 1943 di guerra per l’Italia era stato firmato l’armistizio — Amedeo era duca d’Aosta e principe della Cisterna e di Belriguardo, conte di Ponderano e marchese di Voghera tra i titoli di cortesia che non usava.
Nel 2006 Amedeo aveva rivendicato per sé il ruolo di Capo della Real Casa, in disputa con il cugino Vittorio Emanuele. Parte dei monarchici sostengono che Amedeo sia il Capo della Real Casa, e quindi il legittimo pretendente al trono d’Italia, altri considerano che la posizione di capo della casa reale spetti a Vittorio Emanuele di Savoia .
Una rivalità dalle radici lontane, da quell’Elena (di Montenegro, moglie di Vittorio Emanuele III), contro Elena (d’Orleans) che fu cantata dal Vate D’Annunzio. Due donne, due spose di casa Savoia, un trono conteso. E la contrapposizione è arrivata sin qui.

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A proposito, Amedeo, aveva sposato Claudia d’Orlèans figlia di Enrico d’Orléans, il conte di Parigi e come tale pretendente al trono di Francia. L’incontro tra i due, alle nozze di re Juan Carlos con Sofia di Grecia. Nel 1987 poi le seconde nozze con Silvia Paternò.
Casa Savoia è sempre divisa ma le nuove generazioni alla fine si erano ritrovate (più dei padri) nelle scelte ultime. Sul rientro delle spoglie di Vittorio Emanuele III a Vicoforte, per iniziativa di Maria Gabriella: «Mio padre Amedeo cercò di far tornare la salma del Duca degli Abruzzi sepolto in Somalia, oggi la tomba è profanata – come ci ha ricordato il figlio Aimone -. Sì, era giusto, con l’instabilità del Nord Africa, rimpatriare le salme del re e della regina Elena. Ma il loro posto è al Pantheon».

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È il desiderio pure di Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele con il quale si sono riaccesi i contrasti per il cambio delle leggi di successione di casa Savoia. «Io ed Aimone dobbiamo lavorare assieme per il futuro di casa Savoia», ha detto poche settimane fa al Corriere, Filiberto dopo che un articolo del New York Times aveva rinfocolato le tensioni. «Sono ruggini con 150 anni di storia, ma adesso le nuove generazioni sono pronte a guardare oltre».

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