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L'attivista Kuzman: "Lo ius soli non era una priorità neanche prima del Covid, le nostre vite sono sospese"

Jovana Kuzman: "Lo ius soli va riportato al centro del dibattito e le parole di Enrico Letta sono molto importanti. Ma, per favore, non restiamo aggrappati alle formule"

Jovana Kuzman
Jovana Kuzman

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15 Marzo 2021 - 17.52


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Jovana Kuzman, rappresentante del Movimento Italiani senza cittadinanza, ha commentato le parole del neo-segretario del Pd Letta, che nel suo primo discorso ha ripreso il tema dello ius soli: “Lo ius soli va riportato al centro del dibattito e le parole di Enrico Letta sono molto importanti. Ma, per favore, non restiamo aggrappati alle formule… l’impegno deve essere piuttosto indirizzato nel formulare una nuova legge, che sia innanzitutto giusta, che non lasci attendere 18 anni per chi nasce in Italia, a tutela di chi cresce e studia in questo Paese, a cominciare dal tema del reddito”.
“Già nel 2013, Letta ebbe un ruolo fondamentale: grazie al ‘decreto del fare’ ha reso molto più facile per gli stranieri nati in Italia l’accesso alla cittadinanza”, ha ricordato Kuzman.
Poi attacca: “Ai politici che affermano che il tema non è una priorità, rispondo che anche quando non c’era la pandemia, ci dicevano che lo ius soli non lo era. Quanto dobbiamo aspettare ancora perché diventi una priorità? Le nostre vite sono in pausa”.
“La pandemia non deve essere una scusa per bloccare uno Stato. L’Italia – aggiunge l’attivista – deve esigere di essere un paese migliore: che tutti i problemi allora vengano ascoltati, altrimenti quelle parole spesso pronunciate nei salotti televisivi, ‘non dobbiamo lasciare nessuno indietro’, restano vuote. Perché noi, in realtà, continuiamo ad essere lasciati indietro”.
Kuzman è nata in Serbia nel 1997 ed è arrivata in Italia nel 2000, a soli 3 anni. Ha frequentato le scuole italiane, ha studiato la storia, la letteratura e la cultura italiane, parla in italiano perché è la sua lingua fin da quando ha 3 anni di vita. Eppure, secondo il ‘decreto Salvini’, Kuzman non ha diritto a diventare cittadina italiana: “Molti di noi sono stati vittime di quel decreto. Una attesa assurda per una pratica. Io mi sento sia italiana che serba, ma tutti i miei ricordi sono legati a questo paese che mi ha accolta che avevo due anni e mezzo. Quindi è l’Italia la mia prima casa”.

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