Liliana Segre ricorda gli anziani: "Le vittime di questa guerra causate da un nemico invisibile"
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Liliana Segre ricorda gli anziani: "Le vittime di questa guerra causate da un nemico invisibile"

La senatrice a vita: "Piango per i tanti anziani morti da soli, l’incapacità assoluta del mondo di affrontare e di sconfiggere la pandemia mi ha sorpreso"

Liliana Segre
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9 Marzo 2021 - 08.59


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Una pandemia che l’ha lasciata sbalordita per l’incapacità assoluta di affrontare e sconfiggere questo nemico invisibile.

Questo il pensiero di Liliana Segre di fronte alla strage di Covid in Italia: “E’ stata una moderna guerra mondiale. Una tappa spaventosa che lascia sbalorditi, soprattutto perché le vittime di questa guerra feroce sono state causate da un nemico invisibile”.

Segre sottolinea l’incapacità di affrontare questo nemico: “Nelle guerre moderne il mondo ha cercato e trovato le armi per combattere, armi di precisione, estremamente efficaci, ma contro questo virus, questo nemico invisibile che ci ha colpito in un momento di pace e di tranquillità, siamo rimasti come paralizzati, costretti a vedere tante persone care andarsene”.

Sono i più anziani e i più fragili, soprattutto, i caduti di questa pandemia.

“A me ha fatto impressione pensare che la maggior parte delle vittime appartenga a un esercito di vecchi indifesi. Nelle guerre di solito muoiono i soldati giovani mandati a combattere. In questo caso invece una moltitudine di anziani disarmati”.

Per questo Segre dice che “il mio pensiero pieno di angoscia è andato spesso a quella moltitudine di miei coetanei nelle case di riposo, soli, abbandonati, lontani dai loro figli, colpiti dalla malattia senza il conforto di un volto famigliare, di un sorriso”.

Ha ricevuto la prima dose di vaccino – “nessun dolore, nessun effetto collaterale” –  e a giorni sarà chiamata per il richiamo. ”È l’unica arma che abbiamo, non si deve perdere tempo, se vogliamo vincere questa guerra che fa tante vittime”.

Sul dopo, Segre non si fa grandi aspettative. “Mi ricordo nei primi giorni di questa malattia, quando c’erano le bandiere alle finestre e i canti dai balconi. Io sono rimasta pessimista, ho visto che di quel sentimento di fratellanza in realtà non è rimasto molto”.

 

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