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Archiviata l'inchiesta su Mare Jonio, Mediterranea: "Quando finiranno sotto accusa i Governi?"

Pietro Marrone non aveva obbedito all'alt intimato dalla Guardia di Finanza il 19 marzo del 2019, mentre si stava avvicinando a Lampedusa con 49 persone a bordo.

Mare Jonio
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globalist

4 Dicembre 2020 - 11.08


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L’inchiesta a carico di Luca Casarini e Pietro Marrone, rispettivamente capo missione e comandante della nave Mare Jonio e Mediterranea Saving Humans, è stata archiviata: i due erano accusati di favoreggiamento dell’immigrazioen clandestina e mancato rispetto di un ordine dato da una nave militare. 
Pietro Marrone non aveva obbedito all’alt intimato dalla Guardia di Finanza il 19 marzo del 2019, mentre si stava avvicinando a Lampedusa con 49 persone a bordo. Mediterranea commenta su twitter: “Quando finiranno sotto accusa i governi?”. 
“Marrone e Casarini” rivendica Mediterranea, “non solo avevano provveduto a soccorrere persone in mare salvando le loro vite, ma avevano anche agito correttamente mettendo in sicurezza i naufraghi e l’equipaggio stesso della Mare Jonio, nonostante il tentativo, illegittimo e pericoloso, da parte del ministero degli Interni diretto allora da Salvini di impedire che questo avvenisse”.
Quel “non spengo nessun motore” pronunciato dal ponte di comando della nave Mare Jonio, “disobbedendo all’intimazione di una nave da guerra, impropriamente utilizzata dal ministro per affermare la dottrina dei porti chiusi, fu il primo atto di rifiuto verso un’inaccettabile politica fondata sulla violazione sistematica delle Convenzioni internazionali sul soccorso in mare e i diritti umani”.

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Anche la scelta compiuta allora di non consegnare alla cosiddetta Guardia costiera libica le persone soccorse in mare “è definita giusta e legittima nelle motivazioni dell’archiviazione, in quanto la Libia non è un porto sicuro. Mentre accogliamo con soddisfazione questa decisione dei giudici di Agrigento, non possiamo non sottolineare come la pratica dei respingimenti di donne, uomini e bambini che scappano dall’inferno libico da parte di autorità europee continui.

L’attività criminale dei respingimenti viene effettuata da miliziani libici travestiti da Guardia costiera, attraverso l’utilizzo di motovedette fornite dall’Italia e grazie al supporto e ai finanziamenti che continuano ad arrivare dal nostro Paese. Allora chiediamo: quando dei giudici metteranno sotto inchiesta il Governo italiano e le Autorità europee per questa complicità? Intanto rimangono ancora sotto inchiesta per aver effettuato altri soccorsi in mare e salvato centinaia di vite, altri tre nostri comandanti e due capimissione. Attendiamo con fiducia che anche in questi casi prevalga la verità e il coraggio dei magistrati nell’affermare che chi salva una vita non è un criminale”.

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