L'appello dei medici bolognesi: "I test rapidi non vanno eseguiti indiscriminatamente"
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L'appello dei medici bolognesi: "I test rapidi non vanno eseguiti indiscriminatamente"

Secondo l'Ordine, tra l'altro, "i laboratori e i tutti medici dovrebbero, per correttezza deontologica, sconsigliarli se inappropriati".

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25 Novembre 2020 - 21.06


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L’Ordine dei Medici di Bologna ha lanciato un severo monito perché i tamponi rapidi vengano eseguiti “su soggetti razionalmente selezionati” e non in maniera incontrollata su migliaia di persone. L’Ordine ha stilato un vademecum per i medici di famiglia che sono “tra i più esposti al contagio nei diversi habitat lavorativi (studi medici, domicilio dei pazienti e case di riposo quasi sempre non adeguatamente sanificati) e non sempre dotati di adeguati dispositivi di protezione”. 
A loro, di recente la Regione Emilia-Romagna ha affidato la possibilità di fare direttamente i tamponi. “Nel momento critico dell’epidemia – afferma però l’Ordine – quando i sistemi traccianti e i laboratori d’analisi della struttura pubblica sono in seria difficoltà, sarebbe opportuno che, come per i test molecolari, anche il tampone antigenico venga eseguito su prescrizione medica, senza lasciarsi influenzare dall’emotività dei pazienti, che troppo spesso considerano il test diagnostico alla stregua di una cura”.
Secondo l’Ordine, tra l’altro, “i laboratori e i tutti medici dovrebbero, per correttezza deontologica, sconsigliarli se inappropriati. È possibile che una parte dei test inappropriati praticati su larga scala in asintomatici e contatti non stretti risulti positiva, ma ciò non giustifica l’esecuzione non controllata di migliaia di indagini non tracciabili dal sistema sanitario”.
I test, tra l’altro, “esprimono solo la situazione del momento, ma la questione è difficilmente comprensibile dal paziente, non informato, che dichiarerà: ‘Pur non avendo alcun disturbo sono risultato positivo, se non lo avessi fatto non me ne sarei accorto'”. Oltretutto, sottolinea l’Ordine dei medici di Bologna, il risultato del tampone rapido è sempre da verificare con il successivo test molecolare, che ha “maggiore sensibilità e quindi affidabilità”.
Nel vademecum ai medici di base di Bologna, si raccomanda dunque che “a fronte di un concreto sospetto di covid, la negatività di un test rapido va sempre confermata da un test molecolare”. Il tampone rapido, spiega l’Ordine dei medici, oltre al tempo di esecuzione, “ha il vantaggio di essere economico, di non richiedere laboratori e personale specializzato”.
Si paga però “un costo in termini di sensibilità – avverte l’Ordine – se la concentrazione degli antigeni nel campione biologico è inferiore a quella minima rilevabile dal test, il risultato è erroneamente negativo, pur con infezione in atto”.
Le cause piu’ frequenti di questa falsa negatività, si spiega, “sono dovute a un prelievo non corretto del campione biologico e a una troppo precoce esecuzione dell’indagine, nei primi giorni successivi al contagio, quando la carica virale è ancora bassa”.
Da quanto visto negli ultimi mesi, aggiunge l’Ordine, “appare sempre più probabile che i tamponi rapidi difettino più per false negatività che per false positività”.
Lo stesso problema si ha col “test salivare antigenico”, che è “di precisione inferiore a quella del tampone rapido oronasale. Nonostante tutto, se ne prevede un largo uso per il basso costo e la possibilità di autovalutazione”, rimarca l’Ordine dei medici Bologna. Che aggiunge: “Se fosse economicamente sostenibile e di facile-rapida esecuzione, il tampone molecolare dovrebbe essere l’unico test da impiegare”.
Nel vademecum si ricorda poi che i tamponi “sono test tempo dipendenti”, vanno cioé “eseguiti nei tempi giusti”, meglio se “dalla seconda settimana d’infezione”. Il vademecum porta la firma di Giuseppe Berardi, medico di medicina generale e nefrologo, componente della task force medica sul covid, insieme a Domenico Castaldi, Alessia Tomaciello (corsista) e Luigi Petrella (tirocinante). 

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