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Meloni difende Montanelli e le statue dei razzisti tra tra approssimazioni e svarioni storici

La leader di Fratelli d'Italia parla del black live matter e la butta come al solito sull'Isis e sulla sharia pur di non ammettere che fascisti e suprematisti bianchi sono una piaga per questo paese

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

globalist

6 Luglio 2020 - 19.42


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Poche idee ma confuse e con molte imprecisioni e e grossolane approssimazioni.

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“Penso che dobbiamo focalizzare un fatto. Questi movimenti hanno un’avanguardia e quell’avanguardia erano i talebani. I talebani che cannoneggiavano le statue buddiste in Afghanistan, facevano esattamente la stessa cosa. L’Isis a Palmira ha fatto la stessa cosa. A me spaventano l’ignoranza e la furia cieca, un’ignoranza mista al politicamente corretto per cui devi rimuovere tutto quello che non ti rappresenta oggi come se potessi leggere quello che sei oggi identico a quello che eri 500-800 anni fa. Ma che senso ha?”.
Così la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sulla furia antirazzista e gli ultimi episodi delle varie statue abbattute.

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Non ha alcun senso. E infatti, salvo la vicenda di Cristoforo Colombo (sulla quale quasi tutti i democratici americani e non solo si sono dissociati) le statue nel mirino sono quelle dei Confederati (guerra civile americana, 1861-1865) diventate simbolo attuale dei suprematisti bianchi e altri – come re Leopoldo del Belgio o Cecil Rhodes – responsabili di azioni contro l’Africa e gli africani in tempi ben più recenti.

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“Certo che noi dobbiamo raccontare la nostra storia, non vuol dire per forza condividerla. Io sono affezionatissima al Colosseo ma non è che vorrei far mangiare i cristiani dai leoni, cerchiamo di essere dotati di senno. Con la scusa che tutto è razzista alla fine non si capisce più chi lo sia davvero. La statua di Montanelli e la storia della sposa ragazzina di 12 anni nel 1920… Ci indigniamo poi in tutte le nazioni in cui vige la sharia è possibile sposare bambine di 9 anni e di questo non dice niente nessuno”, ha concluso.

Beh, lei potrebbe cominciare a incatenarsi ai cancelli dell’ambasciata saudita dove si applica la sharia mentre non risulta che, ad esempio, quando lei stava al governo siano stati interrotti i rapporti diplomatici con l’Arabia Saudita, che poi è un solido alleato del loro beneamato Trump.

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Quanto al 1920, Montanelli è del 1909 e quindi non poteva fare la guerra in Africa a 11 anni.


In realtà accadde molto dopo, quando Montanelli aveva 26 anni e quando anche in Italia avere rapporti sessuali con una ragazzina di 12 anni avrebbe comportato molti problemi.

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