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Il manager veneto che se ne fregava del virus ora è in rianimazione: anche questo è terrorismo mediatico?

È andato in giro con la febbre e anche dopo essere risultato positivo al tampone. Se si continua a dire che il pericolo è passato questi sono i risultati

Laserjet
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globalist

4 Luglio 2020 - 09.44


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A noi piacerebbe moltissimo darvi ragione: ci piacerebbe poter dire ‘il virus è finito, fate quello che vi pare’. Ma il Sars-CoV-2 c’è ancora, che ci piaccia o meno. E sebbene sia vero che ha diminuito la sua carica virale, è altrettanto vero che fregarsene, fare finta che non sia successo nulla, non indossare la mascherina perché fa caldo e pensare che andrà tutto bene perché ‘tanto lo fanno tutti’ è pericoloso, quanto credere alle assurde teorie del complotto o dare dei terroristi a chi sta semplicemente riportando i fatti. 
Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia è – giustamente – furibono perché il manager di Pojana Maggiore che se ne è fregato delle misure di sicurezza adesso è in rianimazione. Ma prima ha avuto il tempo di viaggiare all’estero, organizzare feste private, partecipare a funerali, rifiutare di sottoporsi a un tampone e infine farsi ricoverare, dopo però aver continuato – pur essendo già risultato positivo – a svolgere la sua vita di sempre. Questa non è solo irresponsabilità, questa è pura idiozia. Idiozia che è corroborata da chi continua a minimizzare il rischio che c’è ancora, ed è un pericolo per tutti.
Lo scorso 25 giugno il manager dell’azienda Laserjet è rientrato nella sua casa di Sossano, in provincia di Vicenza, dopo aver trascorso un periodo in Serbia con dei colleghi. Ha accusato quel giorno i primi sintomi (febbre), ma ha fatto finta di nulla. Tant’è che i giorni successivi, il 26 e il 27 giugno, intrattiene diversi contatti sia in ambito lavorativo che extra. Il 28 giugno le sue condizioni peggiorano e così si presenta in pronto soccorso a Noventa Vicentina: tampone positivo.
Ma al manager non frega nulla, tanto che rifiuta il ricovero e continua la vita di tutti i giorni, finché non gli è imposto di farsi ricoverare. I suoi contatti sono stati però tantissimi, e adesso, per colpa sua, le tre aziende sanitarie locali si preparano al peggio. Nel frattempo, 40 persone sono in isolamento e gà 5 sono stati trovati positivi. Speriamo che non debba essere l’inizio di una nuova ondata. 

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