Un micidiale kalashnikov trovato nelle campagne di Favara. Pronto a sparare.
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Un micidiale kalashnikov trovato nelle campagne di Favara. Pronto a sparare.

Adesso DDA di Palermo e Procura di Agrigento hanno avviato accertamenti per risalire ad eventuali impronte digitali lasciate sull'arma ed anche tracce di DNA.

Il Kalashnikov
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6 Giugno 2020 - 10.51


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Inquieta un kalashnikov trovato nelle campagne dell’Agrigentino, tra Favara e Castrofilippo. La micidiale arma da guerra, molto in uso negli agguati di mafia, era con caricatore e in perfette condizioni. La polizia lo ha trovato dando credito ad una segnalazione che parlava di strani movimenti di alcune persone in quel tratto di campagna. Gli agenti hanno cercato con pazienza e setacciato tra alberi ed erba alta e hanno fatto la scoperta. Adesso DDA di Palermo e Procura di Agrigento hanno avviato accertamenti per risalire ad eventuali impronte digitali lasciate sull’arma ed anche tracce di DNA. Ricerca che potrebbe essere agevolata dal fatto che, chi ha nascosto l’arma non pensava certo che fosse scoperta così in fretta, confidando di poterla riprendere per usarla. Da accertare anche se l’arma è stata utilizzata in un recente agguato, in Italia, ma anche all’estero. La memoria corre, infatti, ad una violenta faida tra cosche con Favara al centro e con diramazioni in Belgio. Faida che ha fatto diverse vittime e che tutt’ora è in corso, con agguati in Sicilia e in Belgio, appunto, dove vive da tempo una folta comunità favarese, fatta di tanta gente onesta e laboriosa, nella quale però si muovono elementi legati a famiglie mafiose siciliane con le mani in grossi affari criminali. Di recente, kalashnikov in azione a Favara, per tentare di uccidere Carmelo Nicotra. E un AK47, la stessa arma, usata per assassinare in Belgio, nel quartiere di Sclessin, periferia di Liegi, Rino Sorce, originario di Favara.
Vecchia mafia, quella di Favara, mai rottamata però, anzi protagonista – secondo diverse inchieste – anche di delitti eccellenti e di strategie della Cosa nostra regionale. E di alleanze siglate anche con la “copertura” di boss latitanti che in quest’angolo di Sicilia hanno trovato rifugio. Basti pensare a Giovanni Brusca che prima del pentimento qui si nascose e qui fu catturato.

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