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Si chiamava Alessia, era una donna trans: la famiglia la umilia e sui necrologi la chiama 'Dino'

A darne notizia con un post denuncia su Facebook Giovanna Miscia, organizzatrice delegata per l’Abruzzo di Miss Trans Italia

Il necrologio di Alessia
Il necrologio di Alessia

globalist

6 Giugno 2020 - 10.42


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Alessia Ortense aveva 46 anni. Purtroppo è morta qualche giorno fa, all’Ospedale Civico di Pescara. Ma la notizia della sua morte non è comparsa sui necrologi. La sua foto, però, quella è comparsa, accompagnata da un altro nome: Dino. Perché Alessia era nata maschio, ma la famiglia non ha voluto rispettare che lei fosse una donna e ha creato questo grottesco ultimo ricordo di Alessia, umiliandola con un nome che lei si era lasciata alle spalle. 
A darne notizia con un post denuncia su Facebook Giovanna Miscia, organizzatrice delegata per l’Abruzzo di Miss Trans Italia, che ha scritto: “Un altro caso di mancanza di rispetto per l’identità di una persona trans. Nemmeno da morta è stata considerata nel giusto modo”.
“Sono venuta a conoscenza della morte di questa ragazza trans di Pescara, che non era una mia amica, ma una semplice conoscenza. Essendo al corrente della sua esistenza, mi sono meravigliata del nome maschile sui manifesti. Infatti, sui necrologi, è stato messo il nome al maschile di Alessia, mentre Alessia è il nome con cui io l’ho conosciuta a Pescara. Io posso capire il dolore e lo sconforto dei genitori in questo momento. Posso capire anche che si tratta di un momento molto delicato, però sarebbe stato giusto almeno aggiungere al nome ‘anagrafico’ quello d’elezione della ragazza, oppure potevano metterlo tra parentesi o potevano scrivere ‘detta Alessia’”.
“Io – aggiunge – non voglio muovere critiche né ai genitori né ai parenti, perché posso comprendere il dolore della loro perdita. Ho voluto però portare l’attenzione su quanto accaduto, perché, essendo stata anche presidente di un’associazione trans del territorio, vorrei che le persone trans continuassero a essere considerate, anche dopo la morte, per come volevano esserlo in vita”, ha detto Giovanna a Gaynews.
Alla denuncia pubblica si è unita, su Facebook, anche Daniela Lourdes Falanga, presidente di Arcigay Napoli, che ha scritto “Giovanna Gio Miscia denuncia un altro caso di irriconoscenza alla vita di una donna trans. Dopo Alessia, dopo Valentina, dopo chissà quante e quanti invisibili, ancora il macabro utilizzo dell’egoismo nella totale negazione all’esistenza. Così una donna ridiventa un uomo nel silenzio della morte. Spero in un percorso di consapevolezza delle famiglia”.
La storia ricorda quella di un’altra Alessia, cui è toccato lo stesso destino: il 20 aprile scorso, Alessia Cirillo è morta di tumore, ma la famiglia – che l’aveva ripudiata – ha scelto nei manifesti funebri di mantenere il nome Alessio. 

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