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Bruciata una bandiera arcobaleno davanti casa di una coppia gay con un figlio di pochi anni

È successo a San Giuliano Terme, il sindaco: "Fa rabbrividire, non possiamo bollarlo come ragazzata. Il Comune di San Giuliano Terme continuerà a lavorare affinché questi singoli gesti siano condannati"

La bandiera bruciata
La bandiera bruciata

globalist Modifica articolo

2 Giugno 2020 - 14.53


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Siamo all’inizio del mese del Pride e a San Giuliano Terme (Pisa) ieri sera è stata bruciata da un gruppo di ragazzi una bandiera arcobaleno che sventolava da una casa dove abita una coppia di papà, con un figlio di pochi anni, entrambi soci dell’associazione che tutela i diritti dei genitori omosessuali.

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Il sindaco di San Giuliano Terme ha condannato il gesto con fermezza: “Ciò che fa rabbrividire è la mancanza di rispetto e consapevolezza: quella bandiera ha un preciso significato, parla di libertà, inclusione, rispetto, non violenza. Il lavoro da fare all’interno delle famiglie è grande, a quanto sembra. Il nostro compito è promuovere una socialità basata su valori completamente differenti da quelli che considerano l’atto di bruciare una bandiera arcobaleno un ‘divertimento’, magari da bollare come semplice ‘ragazzata’. Niente di più sbagliato. Il Comune di San Giuliano Terme ha lavorato e continuerà a lavorare affinché questi singoli gesti non vengano solo condannati, ma affinché nelle scuole, nella comunità e nelle famiglie si promuova un impegno concreto nell’ambito della lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Perché inclusione ed educazione alle differenze prevengono la violenza. La mia solidarietà alla famiglia”.

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“Invito la cittadinanza a esporre da finestre e balconi la bandiera arcobaleno – aggiunge l’assessore alle Pari opportunità e all’integrazione, Lara Ceccarelli – dobbiamo agire come comunità di fronte a un gesto gravissimo che non deve passare inosservato. Invito eventuali testimoni a raccontare tutto all’amministrazione comunale o alle forze dell’ordine. Inoltre, nella zona sono presenti delle telecamere, i cui filmati verranno presto visionati”.
Gianfranco Goretti, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha dichiarato: “Mentre il Parlamento ancora non si decide ad approvare una legge contro l’omo-lesbo-bi-transfobia, a farne le spese intanto sono le persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender. E se il più delle volte la violenza contro di noi è verbale, fatto già di per sé grave, molte, troppe volte si arriva addirittura alla violenza fisica o ad atti intimidatori come quello verificatosi ieri nella frazione di Campo, nel comune di San Giuliano Terme – sottolinea Gianfranco Goretti, presidente di Famiglie Arcobaleno – è ora che lo Stato italiano si assuma la propria responsabilità se non vuole, per la sua inerzia, essere tacciato di colpevolezza di fronte ai continui episodi di omofobia”.
“Per fortuna – prosegue Goretti – pare che i nostri soci e il piccolo, ai quali va tutta la nostra solidarietà e vicinanza, non fossero in casa in quel momento e grazie all’intervento di alcuni passanti le fiamme sono state spente subito prima che si propagassero. Questa non è una semplice bravata. Questo è un atto intimidatorio nei confronti delle persone lgbt e dei genitori arcobaleno. Speriamo che i colpevoli vengano presto individuati e puniti per un gesto che solo il caso ha voluto non si trasformasse in una vera e propria tragedia”.

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