L'indignazione di Padre Zanotelli: "Il Governo ritiri subito il decreto che chiude i porti, è criminale"
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L'indignazione di Padre Zanotelli: "Il Governo ritiri subito il decreto che chiude i porti, è criminale"

Il missionario comboniano: "I migranti fuggono dalla Libia bombardata di Haftar. Dovremmo lasciarli morire in mare?"

Alex Zanotelli
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11 Aprile 2020 - 15.01


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Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, ha espresso tutta la sua rabbia per il decreto del Viminale che dichiara l’Italia ‘porto non sicuro’ a causa dell’epidemia, decreto che dichiara senza mezzi termini “criminale”: “Come missionario chiedo che questo decreto venga subito ritirato dal governo. Potrebbe essere un bel dono di Pasqua!. È criminale rifiutarsi di accogliere rifugiati che fuggono dalla Libia dove sono imprigionati in lager e torturati”. 
“Sono profondamente addolorato e ferito dal decreto, firmato da quattro ministri, De Micheli, Di Maio, Lamorgese e Speranza, di chiudere i porti italiani fino al 31 luglio. Il decreto – ricorda il missionario – dice: ‘i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione di “place of safety”, in vista di quanto previsto dalla convenzione di Amburgo, per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area Sar italiana’.”
“Come missionario che ha sentito sulla pelle la sofferenza degli impoveriti – sottolinea padre Zanotelli -rimango sbigottito da tale decisione. E chiaro che il decreto è mirato a bloccare la Alan Kurdi che batte bandiera tedesca e sta cercando un porto ove sbarcare i 150 rifugiati salvati in mare. La Libia è un paese in guerra e i rifugiati rischiano la vita sotto le bombe del generale Haftar che vuole conquistare Tripoli. Questi che fuggono hanno diritto di essere accolti come rifugiati. Per cui questo decreto è contro le leggi e convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia”.
“Non solo, – rileva ancora il sacerdote – è irrazionale perché l’Italia non può essere porto sicuro solo per le imbarcazioni italiane e non per quelle straniere. E poi come si fa a dire che i porti italiani non sono più un “place of safety” (posto sicuro) perché il sistema sanitario italiano non sarebbe in grado di mettere in quarantena qualche centinaio di rifugiati? Siamo tornati alla politica di Salvini? Eppure Zingaretti, dando inizio a questo governo aveva promesso la discontinuità con il precedente governo. Sarebbe questa la discontinuità? Lasceremo migliaia di persone che devono fuggire dalla Libia morire in mare? E la Alan Kurdi dovrà andare ad Amburgo per trovare un porto sicuro? È questa la nostra umanità? E mai possibile che il coronavirus non ci abbia insegnato che siamo sulla stessa ‘barca’ come ci ha ricordato Papa Francesco?”.

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