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Il sindaco di Ischia si difende: "La chiusura dei porti non era razzismo ma precauzione"

Enzo Ferrandino ha parlato della scelta poi annullata dal prefetto di Napoli di precludere l'accesso all'isola alle persone provenienti da Veneto e Lombardia.

Enzo Ferrandino
Enzo Ferrandino

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24 Febbraio 2020 - 09.49


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Tra le varie misure adottate in queste ore a causa dei focolai di coronavirus nel Nord Italia c’è stata la scelta da parte dei sindaci di Ischia di precludere l’accesso all’isola alle persone provenienti da Lombardia e Veneto fino al 9 marzo.

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Il provvedimento, che ha ingenerato diverse discussioni, è stato poi annullato dal prefetto di Napoli Marco Valentini nella serata di ieri poiché l’ordinanza era “ingiustificatamente restrittiva nei confronti di una vasta fascia della popolazione nazionale e, non in linea con le misure sinora adottate dal Governo”.

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A poche ore dal fatto il Sindaco del comune di Ischia, Enzo Ferrandino ha spiegato in un’intervista a Radio Crc perché assieme i suoi colleghi aveva preso un provvedimento sembrato ad alcuni razzista e ad altri eccessivamente ansioso: “Ieri abbiamo pensato di prescrivere un atto precauzionale, in vista del contagio del coronavirus. Questa ordinanza è stata annullata, perché il Prefetto ha riscontrato un difetto di competenza da parte di noi sindaci. Bisogna attuare un’iniziativa che permetta di circoscrivere il virus, evitando che si espanda. Stiamo cercando di tutelare le nostre comunità, rispetto ad un rischio che, obiettivamente, c’è, evitando di trasformare l’isola d’Ischia come la nave da crociera lasciata in quarantena”.

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Ferrandino ha infine voluto sottolineare l’esigenza di prendere delle precauzioni in questa fase: “Non stiamo fomentando nessun allarmismo. Secondo quelli che sono i dati, i focolai sono individuati, prevalentemente, in Lombardia e in Veneto. In quelle zone si sono attuati dei procedimenti restrittivi, come la chiusura di scuole e di università. Nella giornata di ieri, erano diretti dei pullman con più di 100 persone provenienti di da quelle zone. Questo non è un atto di razzismo, ma c’è bisogno, in questa fase di emergenza, di strumenti precauzionali. È fondamentale costruire dei cordoni di sanità”.

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