Parlarne per non cedere al dolore: Elena Santarelli e la malattia del figlio
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Parlarne per non cedere al dolore: Elena Santarelli e la malattia del figlio

La showgirl: "non è detto che un tumore annienti la vita. Ogni caso è diverso, ma mio figlio corre, mangia, ride, ha una vita normale al 60-80%. Vorrei che le mamme avessero speranza"

Elena Santarelli
Elena Santarelli
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13 Luglio 2018 - 09.31


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Una diagnosi che nessun genitore vorrebbe sentire ma bisogna parlarne per non cedere al dolore. Questa la scelta fatta da Elena Santarelli che in un’intervista al Corriere della Sera è tornata a parlare della malattia del figlio Giacomo. Era il 30 novembre 2017 quando la showgirl e il marito, Bernardo Corradi, hanno ricevuto la diagnosi che nessun genitore vorrebbe mai sentire.
“Il momento più brutto è stato quando, di notte, con la torcia, andavo a raccogliere i capelli di Giacomo dal cuscino, per non farglieli trovare al mattino. Quei momenti erano una pugnalata. Metti al mondo un figlio e vuoi proteggerlo, ma non sai che puoi sentirti così tanto impotente”.
“La cosa peggiore – ha raccontato Santarelli – è che non ero presente alla risonanza. Ero stata operata all’anca e avevo stampelle e dolori, è andato solo Bernardo, ma non avevamo sospetti, era un esame fatto per precauzione. Quando mio marito è tornato a casa, gliel’ho letto in faccia. Sono andata in bagno e ho vomitato. Poi, mi sono messa a piangere in silenzio, per non farmi sentire da mio figlio. Giacomo mi ha chiesto di giocare alla Playstation e l’ho fatto. Ho passato la notte su Internet a cercare le parole del referto e a chiamare amici che conoscevano medici”.
Da quel momento è cambiato tutto. “Ricordo solo io che mi ripetevo: tuo figlio ha un tumore. Non potevo non pensare alla morte: I primi giorni stavo come una scappata di casa e non è da me. I bimbi sono astuti, ho capito che dovevo farmi la piega, mettere il solito rossetto, anche se mi sentivo giudicata, in ospedale, col rossetto. Ma ho fatto bene”.
In merito alle critiche ricevute via social, invece, spiega: “Avrei voluto urlare contro tutte quelle cattiverie, ma sono tante di più le persone che mi esprimono affetto”. Tanto che Santarelli dice di non essersi pentita di aver reso pubblica la malattia del figlio “ma non avevo messo in conto tante lettere di persone coi figli malati o morti. Mi trovo a dare coraggio agli altri, ma anche io sono ancora nel mezzo del dolore”.
Proprio per questo ha deciso di parlarne, per non cedere al dolore. “Non è detto che un tumore annienti la vita. Ogni caso è diverso, ma mio figlio corre, mangia, ride, ha una vita normale al 60-80 per cento. Vorrei che le mamme avessero speranza”.

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