Business dei rifiuti in Sicilia: spunta un patto mafia e politica
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Business dei rifiuti in Sicilia: spunta un patto mafia e politica

Per entrare nell'affare prende la strada più semplice, versa tangenti ai funzionari della Regione siciliana per ottenere autorizzazioni ambientali.

Smaltimento rifiuti
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16 Marzo 2017 - 10.59


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Non poteva non essere così: la mafia mette le mani sul business dei rifiuti, e lo fa su scala nazionale. Per entrare nell’affare prende la strada più semplice, versa tangenti ai funzionari della Regione siciliana per ottenere autorizzazioni ambientali. Poi c’è il livello dei rapporti politici con intermediari che la portano nei palazzi romani di ministri e vice ministri. Grandi appalti, dallo smaltimento dei rifiuti speciali dell’Ilva di Taranto alla condotta fognaria di Acicastello. Dietro la mafia, ditte appaltatrici amiche comunque riconducibili a Cosa nostra. La procura di Catania ha alzato il velo anche su un grande affare, quello della discarica di rifiuti speciali di Melilli gestita dalla Cisma, azienda riconducibile all’imprenditore N. P. e al figlio C., che sarebbero legati a Cosa nostra.
Gli imprenditori avevano individuato due funzionari regionali, Gianfranco Cannova del dipartimento Ambiente che lavora nel rilascio di autorizzazioni e Mario Corradino, funzionario del dipartimento Infrastrutture da poco in pensione. A loro versavano tangenti per entrare nel meccanismo. Pressioni su altri dipendenti regionali. Obiettivo dei P., ampliare la discarica di rifiuti speciali, avere l’autorizzazione ambientale, ed evitare i controlli. Ma non tutti gli interlocutori dei P. cedono alle pressioni e al fascino dei soldi facili, gli imprenditori ad un certo punto devono fare i conti con la fermezza dell’ex dirigente generale Marco Lupo e del suo collaboratore Antonio Patella, che si rifiutano di rilasciare l’autorizzazione: si accorgono che manca un certificato ambientale.
La Cisma fa ricorso al Tar, anche la procura di Siracusa apre un fascicolo. Tar e tribunale ordinario nominano consulente Mauro Verace ( ieri finito agli arresti domiciliari ) che da funzionario regionale nello stesso ufficio di Patella firmerà anche i provvedimenti che aiutano i P. in “palese conflitto d’interesse”. Vanificata così l’opposizione di Lupo e Patella. La Cisma ottiene l’autorizzazione. Non basta, nel provvedimento firmato da Verace scompare anche la prescrizione sul fatto che la discarica poteva ricevere rifiuti solo da Siracusa. Questo permette alla Cisma di fare arrivare lì i rifiuti di mezza Italia, compresi quelli dell’Ilva. Un iter costellato da pressioni dietro pressioni.
“Questi mi minacciano — dice Lupo a Patella — mi hanno fatto arrivare messaggi da tutto l’universo mondo politico…Questa autorizzazione vale 50 milioni di euro, sono capaci di rovinarti la vita perché hanno contatti con tutti”. L’edizione palermitana di repubblica ricostruisce l’intera vicenda e i passaggi decisivi per “agganciare” la politica che conta:”Per prima cosa si attiva il funzionario Corradino, che incontra Mario Parlavecchio, anche lui funzionario ed ex assessore e deputato regionale: da lui viene a sapere che “Antonio (Patella, ndr) sta creando qualche problema…”. Corradino cerca quindi contatti anche con il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti tramite “l’onorevole palermitano Saverio Romano, grazie al quale riesce ad avere l’appuntamento con il ministro”. Al ministero vanno Romano e Corradino “e ne escono dopo un’ora”, annotano gli inquirenti.
Si deve fare presto ad ampliare la discarica, in ballo c’era il mega contratto con l’Ilva di Taranto, commissariata dal ministero dello Sviluppo economico. Per ottenere il contratto entra in gioco l’imprenditore casertano Carlo Savoia “contiguo alla Camorra”. Ancora nella ricostruzione di Repubblica: “Grazie all’intermediazione di Savoia, C. P. riusciva ad incontrare il vice ministro dello Sviluppo economico e quindi a concludere ai primi di marzo 2015 un contratto per lo smaltimento dei rifiuti con l’Ilva di Taranto”.
“Grazie ai loro rapporti, in particolare questa volta con Carmelo Messina dell’Unione amicizia Italia- Turchia ed ex responsabile relazioni esterne delle Ferrovie, i P. entrano in contato anche con Invitalia e vanno la seguito della missione dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi in Cina per fare affari lì. E grazie a Messina ricevono nella discarica di Melilli perfino l’ambasciatore turco in Italia, al quale spiegano intenzione di aprire un impianto in Turchia. Alla fine, a Melilli arriveranno 350mila tonnellate di rifiuti speciali fuori controllo.
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