Siria, Vanessa: io e Greta vogliamo tornarci
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Siria, Vanessa: io e Greta vogliamo tornarci

Una delle due volontarie, rapite dal Fronte al Nusra e liberate il 15 gennaio, è tornata a parlare: troppo fango su di noi. Salvini: facciano volontariato in Italia

Siria, Vanessa: io e Greta vogliamo tornarci
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23 Marzo 2015 - 10.54


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«Non ho nessun altro senso di colpa se non quello di avere fatto preoccupare le persone che mi vogliono bene e, ovviamente, anche l’Italia. Abbiamo ringraziato lo Stato, senza il cui intervento non sarei qui in questo momento». Vanessa Marzullo, una delle due volontarie italiane rapite e liberate in Siria, parla così a Repubblica per la prima volta dalla liberazione.

«In questi due mesi è come se mi fossi riparata dentro un guscio – racconta: – da una parte è stato istinto di autoprotezione. Dall’altra anche un pò di vergogna», ma «non come la intendono tutti quelli che ci hanno buttato addosso palate di fango».

«La vergogna che intendo è un’altra. È andare in giro e vedere che uno ti guarda in faccia con l’aria di chi pensa: ‘Eccola, adesso è qua. Beata e tranquilla. Ma se non c’era lo Stato che pagava… Se non c’eravamo noi cittadini che pagavamo…’. È una sensazione difficile da spiegare». «Se per vergogna si intende imbarazzo per quello che abbiamo fatto, io non mi vergogno di niente. Anzi, ne vado fiera». Vanessa parla della sua esperienza con l’altra cooperante, Greta Ramelli.

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«Siamo andate in Siria da volontarie con il progetto per il quale abbiamo lavorato per quasi tre anni: ‘Assistenza sanitaria in Sirià». Non vai «con l’Onu a portare aiuti. Non funziona così». «Non era il primo viaggio in Siria e non sarà l’ultimo», promette. I cinque mesi nelle mani dei rapitori sono stati difficili ma «siamo state trattate bene», sottolinea, «mai subito abusi nè violenze. Né ricevuto direttamente minacce di morte. Siamo state fortunate. Credo ci sia molta differenza tra come vengono trattati gli uomini e le donne».


Salvini: se partono di nuovo firmino una liberatoria, non un euro in più a carico degli italiani
– «Ragazze, fate volontariato vicino a casa vostra”. In caso contrario «firmate una bella liberatoria, e la fate firmare anche alla mamma e al papà per cui non siano i cittadini italiani a rimetterci un centesimo di euro se andate in zona di guerra a fare quello che potreste fare sotto casa vostra». Così Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, si è rivolto a Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. «Possiamo aprire una sottoscrizione come Radio Padania per pagar loro il biglietto di sola andata – afferma Salvini ai microfoni dell’emittente del Carroccio – basta che nessuno rompa più l’anima se gli succede, malauguratamente, qualcosa».

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«Errare è umano, perseverare è diabolico – aggiunge Salvini – non so se ci sono o ci fanno. In Siria c’è la guerra, c’è qualche piccolo problema». Il leader del Carroccio, infine, ha stoppato gli insulti alle due ragazze di un’ascoltatrice: «No – ha tagliato corto – noi rispettiamo le scelte di chiunque. Semplicemente diciamo che probabilmente andare a fare volontariato in zona di guerra è un tantino rischioso. Per loro e per gli altri».

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