Una tangente da 100mila euro scoperchia l'affaire aeroporti
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Una tangente da 100mila euro scoperchia l'affaire aeroporti

L’arresto, a Palermo, del Presidente della Camera di Commercio, Helg, apre un nuovo filone di”Corruttopoli”

Una tangente da 100mila euro scoperchia  l'affaire aeroporti
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3 Marzo 2015 - 21.31


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L’arresto del presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg, mentre intascava una tangente apre uno squarcio su un settore molto battuto dalla corruzione, poco monitorato dall’anticorruzione: gli aeroporti e il mare di appalti che si distribuiscono attorno agli scali italiani.

Il coperchio del calderone è l’aeroporto di Palermo, quello che, per ironia della sorte, porta i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Helg, personaggio assai noto a Palermo, attualmente anche vice presidente della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, per generazioni è stato l’impresa in Sicilia. Poi, la crisi, fino ad avere la casa minacciata da un pignoramento, come lo stesso Helg ha detto agli investigatori e al magistrato che per primi lo hanno incontrato dopo l’arresto. Ma gli investigatori vanno oltre le dichiarazioni. Ascoltano le intercettazioni e da queste sembra emergere un quadro inquietante, altri nomi dietro la richiesta di una tangente. Dietro i 100mila euro di Helg, dunque, forse, un sistema, una”cricca”, come si spinge ad ipotizzare qualcuno. Un sistema che è stato scoperto a Palermo ma che potrebbe sollevare tanto altro a Palermo e attorno ad altri scali italiani. Intanto, sui comincia da Helg e ci si aspetta che il suo racconto vada oltre le prime ammissioni. “Proprio nella veste di rappresentante Gesap – dicono gli investigatori – Helg ha chiesto e ottenuto il pagamento di una somma di denaro di 100 mila euro ad un esercente del settore della ristorazione, affittuario di uno degli spazi commerciali dell’aeroporto, il quale si era rivolto a lui per ottenere la proroga triennale del contratto a condizioni favorevoli. La richiesta e la consegna del denaro ha fatto registrare la classica sequenza estorsiva consistente nella prospettazione, da parte di Helg, della difficoltà dell’operazione di rinnovo se non supportata dal suo prezioso intervento e, da parte del commerciante, nell’adesione all’illecito pagamento, in ordine al quale l’uomo pubblico ha preteso, oltre alla consegna di una somma in contanti di 50 mila euro, l’impegno da parte del commerciante alla corresponsione rateale di 10 mila euro al mese con il contestuale rilascio, in funzione di garanzia dell’impegno, di un assegno in bianco”.

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Al sopraggiungere della polizia giudiziaria nella stanza di Helg, attorno alle 17 di ieri, il vice presidente della Gesap aveva già ricevuto il titolo, subito riposto nella tasca della giacca, e sulla sua scrivania era presente una busta con 30 mila euro contanti. “Il contestuale colloquio intercettato era in termini del tutto coerenti con la vicenda estorsiva – dicono gli investigatori – Interrogato dai magistrati della Procura, a fronte di specifiche e dettagliate contestazioni, Roberto Helg ha fatto rilevanti ammissioni sulle quali sono in corso indagini”. Nelle prime ammissioni, seguite ad un vano tentativo di negare tutto, le parole di un imprenditore che si è ficcato nel tunnel della corruzione ( che pure lui, formalmente, e in diverse occasioni, aveva denunciato )la confessione di un imprenditore che è arrivato all’arresto alla fine di un lento e progressivo”impoverimento” della sua impresa. Stretto dagli impegni finanziari sempre più pressanti, Helg – è quello che emerge dai primi passi delle indagini, scattate alla denuncia del commerciante”invitato” a sborsare 100 mila euro – ha approfittato del suo ruolo nella società di gestione dell’aeroporto.

Per l’aeroporto di Palermo quasi uno scandalo annunciato: negli ultimi dodici mesi lo scalo è finito sotto i riflettori più volte, prima con le polemiche su appalti, maxi stipendi e super-consulenze, poi con le audizioni dell’Antimafia regionale che ha chiesto di vederci chiaro sulla gestione del “Falcone e Borsellino”. Parla il vicepresidente di quella commissione, Fabrizio Ferrandelli: “Quando un anno fa ho chiesto all’antimafia regionale di accendere i riflettori su Gesap e sulla gestione piena di ombre della società che governa l’aeroporto di Palermo, spingendomi anche a chiedere l’azzeramento dei vertici e parlando di ‘sgovernance’ – dice il parlamentare regionale Pd -, mi hanno preso per pazzo, mi è arrivata poi una pioggia di querele. Oggi quelle ombre assumono contorni inquietanti e risvolti penali. Solo un’operazione di trasparenza, a questo punto, può diradare tutte le ombre che avvolgono lo scalo palermitano che ricordo è intitolato a Falcone e Borsellino”.

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Sull’aeroporto si sono mossi magistrati e l’Antimafia. A rivelare l’esistenza dell’inchiesta era stata LiveSicilia: gli investigatori della sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile di Palermo hanno avviato un accertamento per capire se sia stato un meccanismo illecito a bloccare i cantieri a Punta Raisi. Poche settimane dopo sono arrivate le prime iscrizioni sul registro degli indagati.
Riflettori anche sui costi. A marzo dell’anno scorso, LiveSicilia aveva rivelato la stipula di consulenze per due milioni nei due mesi trascorsi senza vertice all’aeroporto, e pochi giorni dopo in commissione Territorio, all’Ars, è arrivato anche un dossier sui compensi di dieci dirigenti, “Il Riflettori accesi, dunque, sugli appalti negli aeroporti. Si comincia da Palermo. Qualche tempo fa, Il Fatto e Globalist avevano raccontato di una azienda “stoppata” dal prefetto di Milano perché considerata in mano alle ‘ndrine. L’azienda era stata fermata per un appalto legato ad Expo, ma leggendo nella sua attività si era trovata traccia di passaggi in alcuni aeroporti italiani. Stessa ditta, stessa proprietà riconducibile a pericolose ‘ndrine calabresi. Va ripetuto, per chi non l’abbia capito: le ‘ndrine sono la mafia più pericolosa e più complessa del momento, soverchia quella siciliana, la camorra napoletana e del basso Lazio, oltre che la mafia pugliese.

L’azienda in questione, la Ausengineering srl, con sede a Pieve Emanuele – emergeva – “è proprietà quasi completamente calabrese, uomini riconducibili alla cosca Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia”. Cercando alla voce “Ausengineering srl”su un motore di ricerca, ti trovi davanti ad un impero, con un elenco di realizzazioni che spaziano in ogni settore che calamita grandi investimenti, oltre che immensi introiti. Come gli aeroporti, appunto. A parte quelle mani sull’Expo stoppate dall’intervento del prefetto, si legge, così, che l’azienda era “vincitrice di mega appalti agli aeroporti di Firenze e Napoli”.

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Cosa avrebbe dovuto realizzare l’Ausengineering all’Expo di Milano? “Avrebbe dovuto cablare delle strutture…. Sostanzialmente tutto ciò che riguarda le telecamere di sicurezza installate dentro e fuori…”. Così all’Expo. E negli aeroporti di Firenze e Napoli cosa ha fatto, e come l’ha fatto? Lavori altrettanto delicati, comunque, in un campo “sensibile”, come per l’Expo.

Torniamo ad Ausengineering srl. Ecco il capitolo dei clienti, fieramente mostrato dal sito, e a buona ragione. Tra i clienti ci trovi pure anche Aeroporti di Roma e l’aeroporto di Catania… Roma e Catania, dunque, accanto a Napoli e Firenze…

Se era grave il tentativo di entrare in Expo, ancora più grave l’ipotesi di un ingresso già avvenuto nel settore delicato degli aeroporti. Ci troviamo a parlare di aeroporti, in un tempo che pone queste realtà al primo posto dei luoghi sensibili; si pensi soltanto ai sistemi di sicurezza. E ad occuparsene all’Expo di Milano rischiavamo di avere uomini in contatto con le ‘ndrine. E negli aeroporti, cosa è accaduto? A Firenze e Napoli,a Roma, chi ha operato negli appalti e negli appalti dei sistemi di sicurezza? E a Palermo, all’aeroporto entrato nell’occhio del ciclone con la tangente ad Helg?

Una cosa è certa. Dopo l’11 settembre, sull’onda emotiva di quel che accadde, ed oggi spinti dalla diffusa urgenza di contrastare ogni pericolo di attacco terroristico, e gli appalti attorno ai sistemi di sicurezza negli aeroporti hanno “corsie preferenziali”. Si deve fare in fretta e non si può badare a spese. Un grande affare, appalti”dovuti”, che richiamano grandi società e una giungla di società satellite che corrono per gli appalti minori. Grandi ditte costruite con grandi capitali come quella che voleva mettere radici all’Expo, ed altre nate attorno a competenze di settore, supportate dalle giuste alleanze, non solo politiche.

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